
A Coney Island, le drammatiche vicende di una vecchia teledipendente che sogna di andare in tv e perciò si mette a dieta; e di suo figlio Harry, spacciatore eroinomane.
Se provate a scrivere su Google “Darren Aronofsky”, scoprirete che quasi due volte su tre il suo nome é seguito dalla dicitura “regista cult”: se continuate a leggere, scoprirete ancora che la sua fama è dovuta al suo film più acclamato, “Requiem for a dream”. Il che è ben curioso, visto che “Requiem for a dream” è una colossale merda.
I montatori di videoclip hanno fatto più danni della grandine. Non è colpa loro, intendiamoci; ma di chi è così stupido (o esaltato da uno stacco ogni tre decimi di secondo; o entrambe le cose) da pensare che questo tipo di montaggio possa andare bene anche per un film di 97 minuti. Split-screen, hard-cut, ralenty, fast-forward e altre menate si susseguono a ritmo infernale; e se all’inizio può sembrare una scelta stilistica, alla lunga risulta qualcosa di molesto e fine a se stesso, per mascherare evidenti deficienze di sceneggiatura; finché diventa semplicemente irritante. Non pago di questo gran casino visivo, Aronofsky alza anche al massimo il volume e ci propina un audio assordante fatto di frigoriferi lampade pasticche bicchieri siringhe eccetera eccetera.
Fosse però questo il suo principale difetto, il film si assesterebbe su un onesto 5. Ciò che è veramente imperdonabile, oltre che delittuoso e auspicabilmente perseguibile dalla severa legislazione degli Stati Uniti d’America, è l’assoluta disonestà. Insomma, il film parla di drogati, di poveracci, di gente che vive ai margini per i quali è impossibile anche sperare in un futuro migliore. Benissimo: si rappresenti questo disperato microcosmo con rispetto e pudore (la famosa “pietas”, do you know?), invece che in quel modo. Gli ultimi venti minuti, un misto di elettroshock e macelleria, sono – insieme alla “Passione di Cristo” – probabilmente quanto di più squallido, stomachevole e moralmente riprovevole mai prodotto dal cinema americano.
Un voto in più per la straordinaria Ellen Burstyn.
Voto: 3

…Non dirmi che è quello di Tabucchi!!!
No, magari lo fosse.
sono abbastanza d’accordo con te anche se penso che bene o male il pubblico sia portato comunque ad identificarsi con i personaggi e a compartecipare alla loro devastazione; quello che trovo raccapricciante è il sensazionalismo del mezzo utilizzato, in modo del tutto ingenuo, tra l’altro. a me aronofsky sta simpatico e non credo, specie dopo avere visto il making of, che si rendesse conto della cazzata che stava facendo. sembrava un ragazzotto che si era fatto prendere la mano dalle meraviglie della tecnica che gli erano state offerte avendo più denaro per fare un film. intendo dire che si vede benissimo che ha completamente perso di vista la storia per lanciarsi nelle cazzatine e nei gadgets, senza chiedersi se sarebbero poi stati utili o anche solo non controproducenti.
il film che aveva fatto prima, “Pi greco”, invece era caruccio; niente di eccezionale ma quanto meno simpatico. fatto con due soldi, in bianco e nero, decisamente più sobrio nella regia e nel montaggio, racconta una storia sgangheratissima.
è comunque vero che ora viene considerato regista “di culto” dalla generazione, di cui per altro faccio parte, di pseudo cinefili che credono che un film sia rivoluzionario e provocatorio se parla di droga e spara due effettoni da videoclip o peggio da videogame. e guai a dire che RFAD è una merda! si incazzano come delle pantere
Un buon motivo per ripeterlo, scriverlo sui muri, affittare pagine di giornale e intere facciate di grattacieli per scrivere: Requiem for a Dream è una sesquipedale merda.
Ma scusa, non pensi che il regista abbia voluto farti sentire sulla pelle l’effetto della dipendenza? Montaggio, storia e minuti (tanti) finali per me sono lì a creare solo questa percezione. Il regista fa un uso banale di inquadrature, montaggio e musica, ma va dritto al suo scopo, creare un effetto disturbante. Ci riesce. Prendi la scena dell’elettroshock: primo piano del volto e musica. Stop. Non c’è nulla di geniale, ma non usa mezze strade nel senso che non inquadra altro perchè sarebbe superfluo. Chi ci dice che il senso, oltre che trovarsi tra le immagini, non sia anche sulla loro superficie ?; va dritto nella retina questo film, è proprio per questo che a qualcuno fa piuttosto schifo.
Più che “casino visivo” direi cmq minimalismo iperreale.
Requiem non è nulla di che, sia chiaro. Non è che ora sto difendendo il capolavoro. Dico solo che non credo sia tutta sta “merda” che cercate di mandar via.
Riu,
certo che penso che Aronofsky (chiamarlo “regista” è un po’ eccessivo) abbia voluto far sentirci sulla pelle l’effetto della dipendenza. Anzi, lui ha voluto fare di più: farci stare male, provocare nausea e malessere con quei ripetuti pugni allo stomaco che sono le ultime inquadrature finali. E’ legittimo, da parte di qualcuno, lasciare fuori l’ottimismo e la speranza dalla propria visione del mondo. Ma quel che è inutile, e anche un po’ da stronzi, e accanirsi in modo così violento ed estremo su personaggi che in fondo meriterebbero un po’ di pietà e rispetto, se non comprensione (la colpa del rincoglionimento della signora è sua, come dice il film, o di chi l’ha lasciata sola, delle sue “amiche”, della televisione?). L’ho trovato un modo di fare disgustosamente fascista.
Insomma, in fin dei conti penso esattamente le stesse cose che hai anche scritto tu. Il film va dritto nella retina, è fatto per impressionare, scandalizzare, provocare reazioni violente. E’ un film che urla dall’inizio alla fine. E chi alza la voce raramente ha ragione.
Ciao.
Le cause della dipendenza della donna sono certamente nel contesto che la circonda e in se stessa: questo nella pellicola mi sembra chiaro. La madre e il figlio sebbene siano dall’inizio del film già risucchiati dal proprio vortice, provano con le loro ridotte forze ad uscirvi: Aronosfky non ne fa dei puri automi che seguono gli eventi senza tentare di opporsi. Per me il film lo si può vedere forse soprattutto nel senso opposto, cioè non solo nell’ abbandonarsi dei personaggi alla loro dipendenza, ma nel resisterle inutilmente. Un risalire lento fino a fermarsi.
Comprendere dici: ma cosa si può comprendere di una mente che si sta risucchiando, che si autodistrugge, se non sentendo o meglio percependo (con urla? bè, è delirio, è irrazionale) come essa percepisce, invece che comprendere solo attraverso il perchè essa si autodistrugge. Aronosfky spiega, ci dice che la donna è sola, il figlio è un drogato, che lei è sempre davanti alla tv… ripeto, c’è comprensione ma non a livello razionale. È devastante proprio per questo.
È vero che chi vuol avere per forza ragione ti impone qualcosa, posso condividere. Però bisogna vedere il film come si propone. Se fosse fascista, il film avrebbe avuto una messa in scena realistica spacciandosi per discorso vero e inconfutabile; Requiem non è realistico ma iperreale, allucinato, una realtà totalmente trasfigurata.
Riu,
l’assordante iper-realismo del film, fatto di stacchi di montaggio al decimo di secondo e inutili ammennicoli da regista di videoclip (lo SPLIT-SCREEN! Ma c’è ancora qualcuno che lo sa usare?), secondo me è più che altro un “alzare il volume”, un modo per distogliere l’attenzione da una sceneggiatura vuota e truffaldina, alla costante ricerca dello shock più che della spiegazione (che non c’è: casomai ci sono delle didascalie, e dal punto di vista della scrittura un personaggio come quello del ragazzo di colore è imbarazzante); secondo l’equazione già seguita in parte da Oliver Stone per “Natural Born Killers”, film di drogati = film drogato. E invece no: sarò blasfemo, ma “Trainspotting” vale dieci volte questo film.
Ma Trainspotting è n’altra cosa da qualsiasi punto lo si prenda. Lo split screen può essere funzionale, non c’è mica solo De Palma che ne fa un uso tutto classico. Riguardo la sceneggiatura vuota ci sarebbe da capire, perchè diversi film da qualche anno presentano sceneggiature vuote o meglio che camminano su un unico filo: più volte leggo tipo che la sceneggiatura difetta, che i personaggi sono abbozzati e varie cose quando semmai la parte più importante a cui prestare attenzione è qualcosa di più visivo.
Cmq mi piace molto Trainspotting, certamente più di questo che cmq non considero, come ho già detto, un capolavoro.
Il film di Boyle è fatto di personaggi dalla forte ironia, si simpatizza perchè alla fine sono ancora esseri umani, in Requiem si ha a che fare con persone diventate mostri. Se devo dire quali tra i due mi fa davvero avvicinare ai tossici di varia specie, scelgo Requiem for a dream perchè si entra nella loro deformazione, non solo nella mente. È come la scena della camminata del neonato sul soffitto in Trainspotting, potenziata notevolmente.
Un ultima cosa, non per difendere l’uno o l’altro, ma di Trainspotting si disse che non rendeva negativo il comportamento dei drogati, proprio perchè si era tentati a simpatizzare con loro. La rissa provocata da Begbie è pazzesca, e proprio perchè lui esplode in quel modo infatti risulta decisamente simpatico
Boh, alla fine mi sembra si dica le stesse cose. Soltanto che tu tolleri quest’andare con l’accetta sui personaggi del film (senza un minimo di compassione, mostrando lo splatter, il gore, il sensazionale), e io no. In “Trainspotting” proprio la presenza di questa compassione fu scambiata per “simpatia” (solo perchè una volta tanto i personaggi non sono raffigurati come degli zombie).
Riguardo allo split-screen, negli ultimi 20 anni l’unico film “non di De Palma” che l’abbia utilizzato con un minimo di senso è stato “Le regole dell’attrazione” (discutibile per altri aspetti); questo tale che qualcuno chiama regista lo piazza varie volte senza apparente significato (il figlio che ruba la tv alla madre – la madre dietro la porta che si lamenta: embé? E si potrebbe andare avanti a lungo) che non sia quello di bullarsi con gli amici montatori di Mtv dicendo loro “Và come sono bravo”. Questa è l’idea che mi dà; il che è grave, visto che non è, appunto, “Le regole dell’attrazione” ma un film che affronta un argomento meritevole di maggior compostezza.
Restiamo allora con le nostre opinioni. Di Aronfsky hai la stessa impressione che io ho per Kevin Smith dopo aver visto Dogma e Jay and Silent Bob Strike Back.. anzi forse no, perchè di Smith dico subito che è un coglione, nemmeno che non è un regista.
Sì sì, d’accordissimo anche su Smith. Ha esaurito la sua visione del mondo negli 80 minuti di “Clerks”, e poi ha cercato di fare i soldi.
Totale disaccordo. E’ notevole quando poco ci si impieghi per capire se il proprio interlocutore sia o no uno spettatore superficiale. Se non riesci a guardare oltre il tuo naso, a vedere la feroce critica a questo mondo che tanto è così non per via di una forza superiore imprescindibile ma per la solitudine e l’alienazione nella quale è così facile cadere.
Non è un film da vedere per riempire 100 minuti la domenica pomeriggio, specie se poi si è così presuntuosi da volerne pubblicare una critica. E’ un film profondo, da seguire, da analizzare. I tre atti in cui è diviso: estate, autunno, inverno. senza la primavera, topos immortale della rinascita. E’ il requiem al sogno, alla speranza dell’uomo. E’ l’urlo di chi vedere questa realtà non con occhio superiore, superbo, distaccato, sentenzioso e prevenuto, ma cosciente e amareggiato. Forse dovresti riguardarlo con più attenzione.
Edosum, innanzitutto noto con piacere che il tempo su Aronofsky mi sta dando ragione (il suo ultimo film “L’albero della vita” è il solito pateracchio di effettacci e paccottiglia new-age che si prende tremendamente sul serio). Su quel che penso di questo film mi sono già abbondantemente espresso nella recensione e nei commenti precedenti; aggiungo soltanto che la feroce critica di cui parli si poteva anche fare tranquillamente senza urlare le proprie ragioni nel tono sguaiato e isterico di questo film. Al cinema come nella realtà, chi alza la voce per primo ha quasi sempre torto.
Sono semplicemente convinto che requiem for a dream sia classificabile come film,ribadisco come tutti voi,non è sto grandissimo film ma a me e piaciuto..e nel insieme mi ha trasmesso qualcosa……..perche’ apparte il montaggio la sceneggiatura e quant’altre pecche mi ha coinvolto tradito e colpito abbastanza(in particolare la situazione di sara goldfarb).
C’è anche da dire che le altre produzioni del regista sono per me senza capo ne coda ma requiem e/rimarra un sogno infinito………….
Tratto da un romanzo del 1978 di Hubert Selby Jr. Almeno questo, se si hanno pretese recensorie. Una rapida consultazione della Wikipedia potrà esserti utile per capire perché l’adattamento cinematografico di Aronofsky (da te bistrattato manco fosse andato a letto con tua moglie) è così volutamente disturbante. Aggiungo solo che la ‘pietas’ nel film esiste ma non è -fortunatamente- di tipo didasalico-moralistico: quello sì che sarebbe stato fascista.
Per il resto la pellicola è chiara, almeno quanto il tuo imbarazzo nel coglierne il senso. Ma vedo che il sentimento di repulsione ti ha preso la mano, tanto che la tua assomiglia più ad una ramanzina fatta a nervi scoperti che ad una recensione. Finisco dicendo che sussurrare fregnacce può essere molto peggio dell’urlare qualcosa di importante e di sensato.
mi salvo questa pagina e piu’ tardi leggo tutto il papiello di lunghi commenti lasciatiti…
Sai che ti dico: mi sembra di dovermi confrontare con una parte di me stesso: premetto, Requiem For A Dream l’ho visto un paio di mesi fa, ma non so perchè non l’ho recensito. Il film mi è piaciuto abbastanza… ora: mi rendo conto che i motivi per cui lo critichi sono le stesse caratteristiche che io odio in film di registi considerati CULT (cioè, quella regia autocelebrativa stile videoclip che tanto da al cazzo…).
Eppure qui non mi ha dato fastidio…
Eppure…
Eppure… io di solito odio sta roba…
come mai?
indaghero’ sul mio sub conscio…
perchè gli stacchi continui di REQUIEM non mi hanno infastidito mentre ho detestato quelli de “il grande capo”? perchè la videoclippagine di Aronofsky m’accattivò mentre vomito innanzi a quella di Gus Van Sant?
mah, a capirli ‘sti registi dai nomi strani.
Felicitazioni
Aronofsky definito una merda da un certo Cinemascoope… Ma mi faccia il piacere va!
Cinemascope, con una o sola.
personalmente non condivido l’idea che requiem for a dream sia una colossale merda.ma questa è la mia opinione.
permettimi però di dire che il film non parla di una vecchia teledipendente che ,per andare in tv,inizia una cura di magrante,ma di una donna sola che rinizia a sognare perchè scopre di avere un obbiettivo da raggiungere in una vita ormai solitaria e e terribilmente vera.Inoltre non capisco come puoi parlare della realtà vera della droga(perchè è di questo che il film parla!)senza scadere in lampade pasticche siringhe ed elettroshock e come pretendi di raccontare tale realtà con dignità e rispetto se il senso del film è proprio che si perdono tali attitudini con l’uso di droghe pesanti.la musica l’ho trovata calzante al tema e molto comunicativa,angosciante;come il film!e per ultima cosa permettimi di darti una dritta sulla parola pietas:è una parola latina che designa l’amore per la patria il rispetto per la famiglia e la religione;è la parola da cui deriva pietà,ma ha un significato e una accezzione completamente diverso è quindi sensa senso nel contesto in cui l’hai messa.
PRIMA DI TUTTO IL PERSONAGGIO NON SI FA DI EROINA ASSOLUTAMENTE,BASTI NOTARE LA SUA PUPILLA KE SI DILATA ALL’ENNESIMO,POI LA SCELTA DI ALTERNARE LE DUE STORIE PER ME E’ SUBLIME IN QUANTO RACCONTA A “SKETCH” L’EVOLUZIONE SINCOPATA DEI PROTAGONISTI E DEI LORO STATI MENTALI ALTERATI,IN SECONDO LUOGO I PROTAGONISTI NON SONO POVERACCI LE ANFETAMINE TI DICO KE ANNI ORSONO VENIVANO PRESCRITTE A TUTTI DAGLI STUDENTI A CHI VOLEVA DIMAGRIRE:::;FINO AI SOLDATI:::CORAGGIO:::DROGHE LEGALI,EVIDENZIA UN CERTO PARALLELISMO TRA PSICOFARMACI ANFETAMINE METADONE:::TUTTE DROGHE DI STATO
chi ha recensito il film è davvero poco competente. come mai? un grande film coem questo definito una merda? sei proprio un poveraccio
chi ha recensito il film è davvero poco competente. come mai? un grande film come questo definito una merda? sei proprio un poveraccio
Perchè non lo è, invece?
requiem for a dream è uno dei film più forti e toccanti che io abbia mai visto..chi dice che questo film è una merda forse non ha capito cosa volevano mostrare il regista del film e prima di lui l’autore del libro!
è un gran film..angosciante, certo, ma un gran film
cinemascope 85,
una recensione dovrebbe essere un esame critico di un film (in questo caso) con notazione dei suoi pregi e difetti. Nessuno obietta sul fatto che possa essere tagliente, aggressiva, a tratti arrabbiata, ma a mio parere la parola “merda” in una recensione non dovrebbe esserci. In primo luogo perchè un lavoro altrui, per quanto possa esserci rimasto sullo stomaco, merita del rispetto. Anche solo perchè l’autore ha avuto il coraggio di gettare il frutto delle sue fatiche in pasto a critici, pseudo critici, o anche solo spettatori… insomma ha avuto il coraggio di gettare in pasto… mettendoci la faccia e non un nickname. E poi perchè,
dato che per nostra fortuna mamma natura non ci ha fatti tutti uguali -pensa che piattume se a tutti piacessero le stesse cose- qualcuno, anche un normale fruitore non necessariamente un’invasato pseudo-cinefilo, potrebbe offendersi vedendo definiti i suoi gusti con termini quali la sopracitata “merda” o “stupido” specie se non sostenuti da argomentazioni valide, ma da abbozzi di motivazioni che comunque rientrano nel campo del gusto personale.
Non ho visto il film in questione, ma il precedente e il successivo si, e devo dire che mi sono piaciuti abbastanza. Infatti stavo appunto raccogliendo notizie su “Requiem for a dream” quando mi sono imbattuto nella tua recensione.
Certo il regista non sarà un nuovo Hitchcock o un Dreyer, non ha la visionaria forza registica di Tsukamoto ma non credo desideri rappresentare un nuovo movimento o diventare un’icona… Guardando il suo blog mi sembra una persona abbastanza normale anche “semplice”, più che altro ha la fortuna di fare un lavoro che gli piace… E comunque già il fatto che abbia un blog, aggiornato -l’ultimo messaggio è del 31 marzo -, la dice lunga sul suo carattere secondo me…
Registicamente parlando sicuramente sta seguendo un percorso, ha delle tematiche che gli interessano, cosa rara in un regista giovane, il suo stile lo trovo interessante e credo possa crescere. Quanto alla considerazione che fai sulla poca delicatezza nel gestire un argomento delicato come quello dei drogati, mi permetto di suggerirti che l’esasperazione di una realtà e la crudezza, ovviamente solo ed esclusivamente nella fiction, a volte possomo arrivare dove la compassione si ferma…
Oltretutto dici che chi alza la voce raramente ha ragione ma allora perchè usi lo stesso metodo per promuovere le tue idee? Perchè una frase come “scriverlo sui muri, affittare pagine di giornale e intere facciate di grattacieli per scrivere: Requiem for a Dream è una sesquipedale merda” per me equivale un po’ a gridicchiare… Magari qui non sono in ballo “ragione” o “torto” ma semplicemente ottiche diverse…
Forse il regista avrà usato tecniche che non piaciono a tutti
(lo split screen non piace nemmeno a me), ma ha saputo certamente
ricostruire sogni, paure, allucinazioni e disperazione dei 4 personaggi. Io credo che il finale sia più realistico di quello di trainspotting che è certamente molto romanzato (vendono la droga e la farebbero tutti franca se Begbie non andasse in escandescenza). Inoltre il film di Aronofsky non parla esclusivamente di droga, ma fa il parallelo fra le dipendenze causate dalla Tv, dalle anfetamine e dalle sostanze stupefacenti… tutti mezzi usati per andare alla ricerca dei propri sogni e per realizzarli, ma che portano drammaticamente (e crudamente visto che il punto di vista scelto dal regista è la prima persona) alla morte del sogno (requiem for a dream appunto).
La voce che il regista usa allora non è alta, ma ferma nel mostrare che le dipendenze abbruttiscono l’uomo privandolo della sua libertà e della sua dignità.
E che senza l’aiuto di nessuno, quando cioè si è soli, la strada imboccata dai personaggi non può che interrompersi senza raggiungere mai la primavera (l’unica stagione che manca, come qualcuno aveva già detto).
Cmq questo è solo il mio parere, a freddo visto che il film
l’ho visto qualche anno fa, se volete leggere una recensione più professionale…
http://cinema.castlerock.it/recensioni.php/id=201/articolo=un-funerale-alle-illusioni
premetto che non sono un esperto di film di montaggi inquadrature e robe cosi… cmq il regista secondo il mio punto di vista ha raggiunto il suo obbietivo ovvero di raccontare il mondo dei drogati….
sinceramente dopo aver visto sto film ho perso ogni voglia di farmi una pista di bamba….non che prima lo facessi ma secondo me ti fa rendere conto di come la droga ti riduce a perdere tutto ed ad arrivare a umiliarti prendendo i vibratori in culo per per una dose….
veramente squalido…
dite quello che volete,ma io questo film l’ho trovato stupendo! ok,magari lo stile con cui è girato è un po’ furbetto e d’effetto,soprattutto nelle scene in cui i protagonisti si fanno..ma cmq è un film ben recitato secondo me,scioccante e commovente..che non lascia alcuna speranza..un pugno nello stomaco..e la colonna sonora è bellissima!
Tu dici: ” il film parla di drogati, di poveracci, di gente che vive ai margini per i quali è impossibile anche sperare in un futuro migliore ” !
Il film parla di gente che vive ai margini ???? Non mi sembra. Piuttosto parla di gente che si riduce a a vive ai margini delle strade.
ps) Le tue recensioni fanno cagare. Non puoi incominciare una recensione dicendo: “questo film è una merda” ! Ma saprati va
ten
1) I margini della società possono essere ancor più disperati e umilianti dei margini delle strade.
2) Mm, e perchè non posso?
Comunque sì, mi saprerò.
Per me questo è un ottimo film. Ottima regia, ottima interpretazione ottima colonna sonora. Le scelte del montaggio mi sembrano una buona scelta per il taglio che il regista ha voluto dare alla storia.
questo film è più di un semplice pugno allo stomaco, ti ribalta dentro, ti inghiotte nell’incubo vissuto dai personaggi. Per me è fatto molto bene. Se questo film è una merda i film di vanzina cosa sono?
Ti dirò, se i Vanzina facessero un film sulla thrroga ci metterebbero probabilmente la stessa chiassosa e qualunquista superficialità, nel loro caso vieppiù arricchita di una volgarità piccolo-borghese alla Biagio Izzo (nei panni del ricchione napulitano che vende la thrroga).
E’ solo un opinione personale.
Da parte mia, assolutamente non condivisibile.
E’ un film che mi ha lasciato molto.
Volevo lasciare insulti all’autore di questa recensione, ma mi contenterò di copincollare
Tratto da un romanzo del 1978 di Hubert Selby Jr. Almeno questo, se si hanno pretese recensorie. Una rapida consultazione della Wikipedia potrà esserti utile per capire perché l’adattamento cinematografico di Aronofsky (da te bistrattato manco fosse andato a letto con tua moglie) è così volutamente disturbante. Aggiungo solo che la ‘pietas’ nel film esiste ma non è -fortunatamente- di tipo didasalico-moralistico: quello sì che sarebbe stato fascista.
Per il resto la pellicola è chiara, almeno quanto il tuo imbarazzo nel coglierne il senso. Ma vedo che il sentimento di repulsione ti ha preso la mano, tanto che la tua assomiglia più ad una ramanzina fatta a nervi scoperti che ad una recensione. Finisco dicendo che sussurrare fregnacce può essere molto peggio dell’urlare qualcosa di importante e di sensato.
Volevo lasciare insulti all’autore di questa recensione, ma mi contenterò di copincollare quanto scritto da teo tre anni fa: tutto il resto è inutile.
”
Tratto da un romanzo del 1978 di Hubert Selby Jr. Almeno questo, se si hanno pretese recensorie. Una rapida consultazione della Wikipedia potrà esserti utile per capire perché l’adattamento cinematografico di Aronofsky (da te bistrattato manco fosse andato a letto con tua moglie) è così volutamente disturbante. Aggiungo solo che la ‘pietas’ nel film esiste ma non è -fortunatamente- di tipo didasalico-moralistico: quello sì che sarebbe stato fascista.
Per il resto la pellicola è chiara, almeno quanto il tuo imbarazzo nel coglierne il senso. Ma vedo che il sentimento di repulsione ti ha preso la mano, tanto che la tua assomiglia più ad una ramanzina fatta a nervi scoperti che ad una recensione. Finisco dicendo che sussurrare fregnacce può essere molto peggio dell’urlare qualcosa di importante e di sensato.”
Film mediocre, che tratta un argomento abusato, inedito per l’inefficace trasmissione di un contenuto di per sé vuoto.