
L’equilibrio di una normale famiglia americana viene sconvolto dalla morte accidentale del fratello maggiore, in un incidente nautico.
Quando tutti i personaggi di un film ti stanno sulle scatole già dopo dieci minuti, c’è qualcosa che non va. E purtroppo “Gente comune” mantiene fino in fondo le scialbe promesse dell’incipit, quasi come se la mediocrità della famiglia Jarrett si riverberasse sull’intero film. Tutto è grigio, senza speranza, ma fasullo: le lacrime dell’esordiente Timothy Hutton, i dialoghi fintamente di rottura e quelli alla vaselina (compreso l’ultimo tra padre e figlio, imbarazzante), finalizzati alla commozione dello spettatore medio americano che vede quegli infelici e dovrebbe pensare “Mio Dio, e se succedesse a me?”. Filmato da Redford con lentezza autunnale, fu travolto inspiegabilmente da una pioggia di Oscar che sottolinea tutt’oggi uno dei più grandi misfatti dell’Academy: preferire questo film a “The Elephant Man” e a “Toro scatenato” (per non parlare di Shining). Timothy Hutton arrivò all’Oscar con una recitazione che va da A (faccia angosciata-incazzata-piagnucolante) a B (espressione assente); Mary Tyler Moore è di cattiveria didascalica; Donald Sutherland fa uno dei personaggi più anonimi del cinema americano degli ultimi trent’anni. Si salva solo lo psicologo Judd Hirsch.
Voto: 4

Per capire il film ci vuole una sensibilità che ovviamente lei critico non possiede. Consiglio: si chiuda in casa e si riguardi il film.
Salve, da un paio di anni sono un tuo lettore assiduo. Sono tornato a questa vecchia recensione per vedere cosa ne pensi di uno dei miei film preferiti. Per me è un spettacolo di delicatezza e sensibilità, ma mi rendo conto che forse preferire questo gioiellino di film a capolavori assoluti di forma e contenuto come il magnifico “The Elephant Man” è stato forse eccessivo. Comunque complimenti per il tuo stile pregnante e asciutto.
Grazie Fra! Non saprei, oggi mi sembra più che altro molto datato e convenzionale nell’analisi del disgregamento di una famiglia “normale” (come se esistessero famiglie o persone “normali”) che imperturbabilmente non perde la sua normalità anche nel disgregamento più avanzato. Un tema che – se si volesse – meriterebbe un’analisi ben più feroce e convinta di questo ritrattino di gente “ordinaria”. Quanto alla forma, beh, niente di diverso da un telefilm pomeridiano.
leggere il commento di silvio mi ha fatto ridere: e’ un evidente poveraccio, probabilmente e’ calvo e/o con il cazzetto.
riguardo ordinary people sei stato anche troppo tenero e, riprendendo il tuo broncio constatando gli errori (in realta’ son magheggi) dell’academy, quel che e’ accaduto all’epoca di questo film e’ accaduto anche riguardo l’ultimo premio: il discorso del re fa incetta di statuette, mentre inception (o altri film di livello, d’autore, etc) che verranno ricordati tra 30 anni (a differenza di quella merda) non han vinto nulla o quasi. c’e’ poco da fare quando devono spingere la loro merda. tanto a me basta far spallucce e tornare dal toro scatenato…