
Storia vera di come Gerry Conlon, suo padre Giuseppe e altri nove nordirlandesi furono vittime di un macroscopico errore giudiziario, accusati ingiustamente di aver commesso un attentato dell’IRA in un pub di Londra e condannati a pene di varia lunghezza (da un minimo di quattro anni a un massimo di 30) prima di essere scagionati solo 15 anni dopo.
Il più alto risultato dell’intera carriera di Jim Sheridan, ricchissima di riferimenti all’Ulster e alla guerra civile tra Londra e Belfast. Enfatico e demagogico? Esiste un momento in cui la retorica non è solo corretta, ma è anche sacrosanta: quando è necessaria a smascherare lo scandalo della malvagità dell’uomo e la grottesca assurdità dei mezzi di cui si serve per mantenere il potere e il predominio. Nonostante la sua clamorosa potenza, non manca di tocchi di lirismo (le fiammelle lanciate dalle finestre dopo la morte di Giuseppe) e si macchia di stereotipismo in buona fede, per semplificare la storia e sottolinearne l’ingiustizia. Cast in stato di grazia: il sorprendente Pete Postlethwaite tiene testa ad un superbo Daniel Day-Lewis (meglio ancora che ne “Il mio piede sinistro”, dove era a un passo dal manierismo); Emma Thompson, nel suo anno di grazia (nel ’93 vinse anche l’Oscar per “Casa Howard”), disegna in mezz’ora un bel personaggio di avvocatessa. Colonna sonora di prim’ordine, dai brani inediti di Bono e Sinead O’Connor ai contributi non originali di Bob Dylan, Bob Marley e Jimi Hendrix.
Voto: 8=
Trivia
(Nella realtà Gerry e Giuseppe non condivisero la stessa cella)
(Per prepararsi al ruolo, Daniel Day-Lewis perse quasi 15 chili e trascorse molte notti in una cella d’isolamento sul set mentre alcuni membri del cast gli gettavano addosso dell’acqua e lo insultavano)

E’ una storia talmente vera, tragica e attuale, che la retorica in questo caso è davvero sacrosanta, e nel film non cade mai a sproposito. Il personaggio di Giuseppe è rimasto tra i miei preferiti nella storia del cinema, non riuscirei ad immaginare nessuno migliore di Pete Postlethwaite per questo ruolo.
(Ammetterai che la scena delle fiammelle è commovente, no?)
Certo che lo è; ma secondo me lo è di più il finale, con Day-Lewis che cammina sulla folla, e le reazioni dei quattro (specialmente quella della ragazza, che rimane impassibile).
bellissimo film
il film è stupendo gli effetti scenici ancor di più, ma ciò che lo rende davvero emozionante è il fatto che è una storia vera. anche secondo me la parte più commovente è stata quella delle fiammelle… scendevano lente nel buio come, nel silenzio, il figlio aveva versato le proprie lacrime, non potendo stringere per l’ultima volta la mano del padre e chiamarlo per nome, come non aveva mai fatto.
molti potrebbero non aver ben afferrato il messaggio riprodotto nella pellicola, ma ognuno lo può interpretare come vuole.. lì c’era la guerra ..ma bisogna ricordarsi che quando tutto è buio, basta accendere la luce.
un film che mi è piaciuto tantissimo; premesso che de gustibus non est dispudandum, non capisco certe critiche abbastanza dure quando in giro circolano certe boiate