
Nicholas Garrigan, giovane scozzese neo-laureato in medicina e idealista, parte per l’Uganda in cerca di avventura; diventa il consigliere del generale Idi Amin, sanguinario dittatore del quale subisce il fascino, prima di aprire gli occhi.
Esordio alla regia per Kevin McDonald, Oscar nel 2000 per il documentario “One day in September” sulla strage alle Olimpiadi di Monaco 1972. Basato – così dicono – su fatti realmente accaduti, nonostante le buone referenze (co-sceneggiatore è Peter Morgan, autore del copione più brillante dell’annata, quello di “The Queen”), è un romanzone esotico men che discreto all’insegna delle convenzioni e del risaputo, in cui lo snodo degli eventi è scandito da un’inevitabile prevedibilità. Fatale perciò appoggiarsi alle robuste spalle di Forest Whitaker, grande attore premiato oltre i suoi meriti con un Oscar a cui è probabilmente arrivato per esclusione (e pensare che non ricevette neanche la nomination per “Bird” e “La moglie del soldato”…); nella versione originale è possibile apprezzare il forte accento swahili, imparato all’occorrenza per ispessire la sua prova d’attore. Il suo discepolo è James McAvoy, recitazione rivedibile, un misto tra Silvio Muccino e un giovane Christopher Walken. Ambientato in un Uganda traboccante di luoghi comuni, è un film dalla regia anonima e impalpabile del quale non si sentiva francamente il bisogno. La dottoressa bionda è Gillian Anderson, l’ex Dana Scully di “X-Files”.
Voto: 5,5

Devo dire che dissento. Sarà perché dopo aver visto Blood Diamond temevo un altro film retorico e occidentale sull’Africa, mentre questo di retorico ha molto poco (e per questo l’ho apprezzato). L’ho trovato realistico e sobrio, mostra, a differenza di Blood Diamond, scorci di Africa vera (quali luoghi comuni?). Sulla regia, la scelta di uno stile “documentaristico” é magari discutibile ma non anonima. Non certo il film dell’anno, ma gli darei almeno un 6.5.
Secondo me, i luoghi comuni fanno parte sia della storia (c’era davvero bisogno che il ragazzo, tra tante donne che potevano mettergli a disposizione, se la spassasse proprio con la moglie del generale?) sia dell’ambientazione (con la classica musica africana in sottofondo ogni volta che viene inquadrato un paesaggio). A proposito di documentari sull’Africa, consiglio “Quando eravamo re” (di Taylor Hackford, regista de “L’avvocato del diavolo” e di “Ray”), il miglior risultato mai prodotto sul tema del contrasto Occidente-Africa.