
L’Amleto di Shakespeare rivisto dalla prospettiva di due personaggi minori: Rosencrantz e Guildenstern, amici d’infanzia di Amleto, incaricati dal re Claudio di indagare sul motivo del suo strano comportamento.
Al vero appassionato di cinema, a colui che ama con sincerità e passione quest’arte, non possono piacere film come questo: un esercizio di sceneggiatura pretestuoso e di indubbia inutilità, illeggibile per chi non conosca bene l’Amleto (e dunque, si presume, rivolto solo ad un pubblico “colto”). L’idea di riscrivere la tragedia scespiriana dall’ottica di due comprimari è carina, come lo è quella di far vivere ai due protagonisti un conflitto nel conflitto: non solo – come nell’originale – non sanno molto bene cosa fare, ma, marionette tra le dita dei veri protagonisti della tragedia, cercano anche di sottrarsi invano alle pieghe inevitabili che la storia prende via via, trascinandoli verso un destino di morte; come se ci fosse un Amleto nell’Amleto. Ma si tratta di due idee complicatissime, ed è un grave errore, per uno sceneggiatore abile come Tom Stoppard, avere in pratica fatto un film solo per sé stesso e per “felici pochi”: un guazzabuglio scarsamente comprensibile che ammicca con eleganza (si sottolinea l’equivoco: chi è Rosencrantz e chi è Guildenstern?), oltre che a Shakespeare, all’assurdo di Beckett e fors’anche ai “personaggi in cerca d’autore” di Pirandello. Tutto è artificioso e cerebrale: anche le scene sulla carta più interessati, il gioco delle domande e la rappresentazione teatrale, risultano del tutto prive di emozioni. Scandaloso Leone d’Oro al Festival di Venezia 1990.
Voto: 4,5
Trivia
(Nel ruolo di Richard Dreyfuss doveva esserci Sean Connery, che però abbandonò il film per il più remunerativo “Caccia a Ottobre Rosso”)
(I pezzi di carta che si vedono in tutto il film, tra cui l’aeroplanino costruito da Rosencrantz, sono in realtà fogli della sceneggiatura dell’Amleto)

A me il film è piaciuto molto… se tu sei solo un ignorante o uno “zuccone” che non è in grado di apprezzarne l’ironia e la sottigliezza mi dispiace molto per te. Leone d’Oro meritato.
Oh oh, sembri perfino più snob del sottoscritto (che quanto a snobberia non scherza). Probabilmente sei anche uno studioso (o un semplice appassionato) dell’Amleto o di tutta la letteratura composta dal Bardo, e questo è un tuo innegabile pregio; perciò avrai giustamente trovato il film ironico, sottile o anche follemente divertente. Il problema di questo film è che può essere apprezzato solamente da degli “iniziati”; mentre manifesta nei confronti di tutti gli altri – quegli “ignoranti” – una sconfortante afasia comunicativa. Ribadisco con forza, parola per parola, l’inizio della recensione: “Al vero appassionato di cinema, a colui che ama con sincerità e passione quest’arte, non possono piacere film come questo: un esercizio di sceneggiatura pretestuoso e di indubbia inutilità, illeggibile per chi non conosca bene l’Amleto (e dunque, si presume, rivolto solo ad un pubblico “colto”)”.
cos’è “cinema”?: tutto quello che si mette in scena, anche il teatro; perchè no? non tuuti possono andare a teatro. E poi Gould non faceva più concerti proprio per questo. Che scenofrafie, che attori!
Lode al merito, anche se bon di cassetta.
a me il film è piaciuto, vero è un film “teatrale” e ciò è sottolineato dall’assenza di una colonna sonora, ma soprattutto dal fatto che tutto il film si regge sui dialoghi e sui monologhi.
Non sono d’accordo con te quando scrivi che questo è un film per “iniziati”, lo trovo eccessivo, certo bisogna avere una mente aperta e conosocere l’amleto(questo credo che sia scontato nei paesi anglofoni, dove le opere di shakespeare sono maggiormente conosciute) ma io, che ho semplicemente studiato l’opera a scuola, sono riuscita ad apprezzare comunque questo film(sono all’ultimo anno di superiori, e l’opera è nel programma di inglese del 4° anno)
se poi vogliamo per forza separare ogni forma d’arte,o catalogarla secondo regole non scritte allora questo film non è guardabile, perché non è un film, ma nemmeno una rappresentazione teatrale.
Come se la cultura fosse un difetto e l’ignoranza una virtù. Questa recensione sottolinea il nulla in cui siamo sprofondati. Mi auguro che l’autore di questa recesione si guardi i cinepanettoni e la smetta di parlare di cose che non conosce e non capisce.
Ciao, sono capitata sul tuo blog per caso e ho scoperto che uso la tua stessa grafica sul mio, sempre di cinema. Curioso!
Trovo “Rosencrantz e Guidenstern sono morti” un film straordinariamente bello, strepitoso nell’acutezza dei dialoghi e nel gioco teatrale. Divertentissimo. Non potrà forse picere ai “veri appassionati di cinema” (ma allora io faccio eccezione), ma non può non piacere ai veri appassionati di Shakespeare. La traccia che ha lasciato nelle successive rappresentazioni dell’Amleto è indelebile: qualche mese fa ho visto a New York l’”Hamlet” con Jude Law (sul quale molto ci sarebbe da dire…) e c’era la stessa confusione sull’identità dei due personaggi, con esplicite citazione. De gustibus…
Mi trovo totalmente in disaccordo sulla recensione.
Non sono un’appassionata di Shakespeare, e l’Amleto lo conosco solo perché ne ho visto una trasposizione cinematografica, eppure ho apprezzato moltissimo questo film. D’altra parte, concordo con il fatto che sia artificioso e cerebrale, ma ciò non esclude a priori che possa trasmettere delle emozioni – difatti mi ha coinvolta molto.
Ironia della sorte, il mio ragazzo, che è maniacalmente appassionato di Shakesperare, non ha apprezzato quanto me il film. Insomma, quali che fossero gli intenti di Stoppard, la sua opera alla fine non risulta essere “solo per sé stesso e per ‘felici pochi’”.