
New York, anni ’70: uscito di galera grazie al suo avvocato, il portoricano Carlito Brigante, ex boss della droga, decide di chiudere con la malavita. Ma la malavita, a quanto pare, non ha chiuso con lui.
Il “De Palma’s way” sul genere gangsteristico, uno dei più fascinosi e attraenti della storia moderna del cinema, quello che il western è stato per l’età classica. Ma attenzione, non è “Scarface” dieci anni dopo, perché c’è un abisso tra la squilibrata megalomania sparatutto di Tony Montana e lo sguardo dolorosamente consapevole di Carlito, il personaggio più simpatico (nel senso etimologico del termine) di tutto De Palma e di molto cinema americano contemporaneo. Al Pacino è strepitoso as usual, ma c’è di più: una sceneggiatura – era ora! – all’altezza, capace di soddisfare e canalizzare gli eccessi di De Palma (così debordanti in “Scarface”) e consegnargli delle ultime pagine da cui lui saprà poi trarre una mezz’ora finale straordinaria, in cui riesce finalmente ad arricchire di senso e morale uno stile senz’eguali (vertiginosi piani-sequenza nel locale, nel metrò, nella solita stazione). Le poche battute a vuoto sono concentrate nell’eccessiva idealizzazione di Carlito e nel tratteggio appena accennato del personaggio di Gail, con la quale il regista riesce comunque a realizzare una delle poche scene d’amore riuscitegli in carriera. Nell’anno di “Schindler’s List” De Palma, mai benvoluto dall’Academy, ricevette lo schiaffo più bruciante: la miseria di zero nominations agli Oscar. La meritava almeno Sean Penn, la cui faccia – per la prima volta nella sua carriera – ebbe finalmente uno scopo. Al Pacino fu magistralmente doppiato da Giancarlo Giannini.
Voto: 8=
Trivia
(De Palma avrebbe voluto girare il finale nel World Trade Center a New York, ma per motivi di sicurezza fu costretto a farlo in un’altra stazione)
(La parola “fuck” e i suoi derivati viene pronunciata per 139 volte)
(L’ospedale dove Carlito Brigante (Al Pacino) fa visita al suo avvocato è lo stesso in cui, ne “Il padrino”, Michael Corleone (Al Pacino) fa visita a suo padre Vito)

Questo film é uno dei miei miti, e la tua recensione gli ha reso giustizia (va bé, io gli avrei dato l’8 pieno, ma chiudo un occhio) Grazie
concordo in pieno!e al pacino meritava l’oscar,pensare che l’ha vinto per profumo di donna…