
Trasferitasi da Montalto con i genitori, la 13enne Caterina si trova catapultata nell’incasinatissima Roma, in una classe divisa tra no-global e fasci, con un ménage familiare che a poco a poco si sfascia.
Dopo il bell’Ovosodo, e qualche sfortunata vicissitudine finanziaria, Paolo Virzì torna a fare del suo meglio: la satira sociale, travestita in questo caso da favola urbana adolescenziale tuttavia di grande acutezza. E anche se, come spesso succede nelle favole, i personaggi sono tagliati con l’accetta, bisogna dire che il risultato è lusinghiero, visto che “Caterina va in città” è recitato decisamente meglio di “Ovosodo” e non c’è neanche l’abbondanza di luoghi comuni di un Muccino. Sferzante con la nuova destra (il matrimonio con gli invitati che cantano cori fascisti, e l’onorevole di AN che cerca di accentrarsi: Amendola sembra Storace ma è tanto Fini) e pungente anche con la sua sinistra (la riunione di “partito” a casa della girotondina la cui figlia, intanto, se la spassa con la vodka), Virzì impone al film il consueto ritmo alto-semifrenetico, assecondato dall’interpretazione magnificamente isterica di Castellitto (che fa il verso ai grandi della commedia all’italiana in questa parata di nuovi mostri) e ben assistito da Margherita Buy, che dà dignità al suo personaggio da macchietta per tre quarti di film. La giovane Alice Teghil, all’esordio, ha uno sguardo incantevole e una spontaneità evidente, anche se tiene sempre la stessa espressione stranita per tutto il film. Piccole apparizioni di Benigni, Costanzo, Michele Placido (grande il dialogo con Castellitto), Simonetta Martone e Giovanna Melandri. Il film tende a sinistra, ma con pungente senso critico: nel panorama italiano quasi monocolore, con toppe che sono peggio del buco (il pessimo Martinelli), una bella notizia.
Voto: 7=
Trivia
(Breve cammeo di Corrado Fortuna, nel ruolo del calciatore della Lazio)

mi stupisce il fatto che cercando locandine dei film su internet io m’imbatta spesso nel tuo blog.
Discordiamo un po’ per Caterina Va In Città…
anche se, si, il dialogo Castellitto-Placido era uno dei momenti migliori…
confrontati con quanto ho scritto io (ma sono prolisso, ammetto)
Haha, recensione divertente. E un po’ hai ragione e un po’ no. Conosci sicuramente meglio di me l’ambiente dell’Urbe, ma io ti assicuro che i 12enni-13enni di oggi sono dei contenitori ambulanti di luoghi comuni: sulla politica, sul sesso, sul modo di vestirsi… Però sui tuoi commenti sull’ambiente radicalchic-desinistra del film concordo in pieno.