
New York: nelle sue ultime 24 ore di libertà prima di andare in carcere per sette anni, lo spacciatore Monty Brogan vuole salutare i suoi affetti (padre, amici, fidanzata), regolare gli ultimi conti e scoprire chi l’ha tradito denunciandolo ai federali.
Da un romanzo di David Benioff (anche sceneggiatore). Tante prime volte per un film così bello. Primo film di Spike Lee in cui tutti i personaggi principali sono bianchi (con un’unica, significativa eccezione); primo film USA a scavare con coraggio nella ferita dell’11 settembre, specchio della ritrovata fragilità di un popolo che ha riscoperto improvvisamente di avere paura; primo e probabilmente ultimo film a mostrare i due enormi fasci di luce blu che hanno sostituito per qualche mese le Twin Towers nell’immortale skyline della Grande Mela. Con una sorprendente inversione di 180 gradi Spike Lee cambia tutto conservandosi solo la sua città: la morte, fisica (come quelle del World Trade Center) e sociale (come quella di Monty), non ha colore e l’invettiva allo specchio del protagonista, parente stretta di quelle rap di “Fa’ la cosa giusta”, è palesemente patetica e fuori tempo, estremo e vano tentativo di lavarsi la propria coscienza sporca dando la colpa agli “altri”. Ed Norton, brillante promessa che da qualche anno è fermo al palo, giganteggia in un ruolo alla De Niro, dolente e sconfitto come il Noodles di “C’era una volta in America” (si vede anche il ponte di Brooklyn, quasi con la stessa inquadratura presente nel film di Leone); tra i comprimari svetta l’antidivo Philip Seymour Hoffman, abilissimo a passare dalla commedia al drammatico con impercettibili cambi d’espressione. Ma il capolavoro è tutto di Spike Lee, finalmente in grado di limitare la sua proverbiale retorica per chiudere alla grandissima con un finale straziante e indimenticabile, vero de profundis di un mito: il sogno americano è diventato una vita normale.
Voto: 8
Trivia
(Per il ruolo di Naturelle si era anche pensato ad Alicia Keys. Nel ruolo di Mary era stata scelta all’inizio Brittany Murphy, che poi abbandonò il progetto)

Beh in base a questa recensione me lo devo proprio vedere…Poi quando si legge Spike Lee, fermi tutti…
Consiglio vivamente anche io questo film. Sul podio dei miei 3 preferiti in assoluto. Ed Norton bravissimo anche se ultimamente non è che stia facendo grandi cose. Titoli di testa, scena dello specchio e finale bastano questi 10 minuti per renderlo unico… Lo ritengo un film moooooooooolllltttto drammatico anche se non cade MAI nel noioso o nel banale, alla fine se ricordo bene i protagonisti piangono massimo 2 volte in tutto. Spike Lee secondo me è stato bravo sotto questo aspetto, specie nel non “compiatire” il personaggio di Norton ma di “giudicarlo” anche per le sue azioni. Oggi è abbastanza facile fare film drammatici invece Spike Lee lo ha reso completamente diverso dagli standard. Tu cosa ne pensi Giuseppe?
Analisi interessante. In America (e non solo, pensate all’Italia) la quasi maggioranza degli attuali film drammatici sono drammoni sciropposi con tragedie familiari, tragedie di coppia, tragedie di reduci di guerra, fino alla scena immancabile in cui Margherita Buy scopre di avere le corna. Un film così anti-retorico e contemporaneamente pieno di emozione e pathos non te lo aspetteresti da Spike Lee, e invece…
un film straordinario, ma non sono d’accordo sul fatto che norto giganteggi. forse per lui questo ruolo non era così difficile. un personaggio chiuso nei suoi silenzi che irrompe sullo schermo solo nella scena dello specchio, e che forse mette un freno alle qualità espressive dello stesso norton. lo preferisco in interpretazioni più complesse come fight club american history x e persino il mediocre the score, dove lui il più delle volte è la cosa migliore del film