
Una ragazza russa, forse una prostituta, muore di parto in ospedale; il neonato viene preso in consegna da un’infermiera che si mette in cerca del padre.
A due anni dalla svolta di “A history of violence”, David Cronenberg prosegue il cammino con gli stessi compagni di viaggio, arrivando ad affidarsi per la seconda volta consecutiva – inaudito – ad uno sceneggiatore che non sia lui stesso (è il turno di Steven Knight, già nel 2004 apprezzabile descrittore della Londra dei bassifondi in “Piccoli affari sporchi” di Frears). I sessant’anni l’hanno reso più saggio, più concreto, meno incline agli svolazzi d’antan: anche se non c’è e non ci sarà mai il rischio che possa diventare Ken Loach, sorprende la cordiale partecipazione con cui segue le storie dei due protagonisti, e di come una realtà tangibile e certificata come la mafia russa sia descritta con insospettabile perizia da documentarista. Rispetto al film precedente, è meno urlato e retorico e invece più smussato. Dove là si operava per accumulo, qui si agisce per ellissi, fredde ed eleganti sì come l’eccellente Viggo Mortensen, nuovo e giustificato feticcio di Cronenberg. Gocce di umorismo nerissimo in un thriller-noir che dà a suo modo spettacolo rinunciandovi in partenza, ed esplode nella magnifica scena della sauna, destinata a diventare cult. Per apprezzare il finale andrebbe visto almeno due volte.
Voto: 7+
Trivia
(Primo film di Cronenberg interamente girato fuori dal Canada)

mortensen da 10 e lode. freddissimo ed emozionante al tempo stesso. anche cassel m’è piaciuto tantissimo. a mio avviso molto più bello di “history of a violence”. non punta alla consolazione, fino all’ultima scena. il male c’è. bellissimo
perché dici che per apprezzare il finale andrebbe visto almeno due volte?
In lingua originale si apprezza ancor di più il bravissimo Mortensen che mima perfettamente l’accento russo. Anche Cassel (un francese che interpreta un russo che parla inglese) ha fatto un buon lavoro.
Effettivamente è curioso che questo film, ambientato a Londra, diretto da un canadese, che parla di russi, con attori principali un francese, un’australiana, un tedesco e uno di chiare origini scandinave, concorra per prestigiosi premi del cinema americano. Il finale è più che aperto, e mi ha dato la sensazione di essermi perso qualcosa per strada che mi avrebbe aiutato a comprenderlo meglio. Però, appunto, forse è solo una sensazione.
hai ragione andrebbe rivisto. cioè è tutto chiaro ma l’ultimissima scena lascia un pò dei dubbi… cmq gran bel film.
se cinemascope si ricorda, in sala c’erano pochissime coppie e molti ragazzi(anche soli)…non è certo un fiml da vedere mano nella mano col la propria ragazza…