
La storia vera di Christopher McCandless, brillante studente e futuro harvardiano che nell’estate del 1990 pianta tutto e scappa via, destinazione Alaska.
Il quarto lungometraggio di Sean Penn, che dietro la macchina da presa non metteva piede da sei anni (“La promessa”, 2001), è a volte estetizzante, altre volte grandioso, in definitiva bellissimo. La storia “bigger than life” di Christopher McCandless, organizzata come una vita parallela che cinque capitoli scandiscono in altrettante fasi (nascita, adolescenza, età adulta, famiglia e conquista della saggezza), così smaccatamente anti-americana nel suo programmatico rifiuto degli ideali su cui campa da oltre duecent’anni il mito a stelle e strisce, parte – benissimo – come un racconto alla Kerouac espunto da ogni retorica sessantottina, dacchè il suo personaggio principale è non tanto il giovane Emile Hirsch, destinato a diventare un’icona, ma il menestrello Eddie Vedder e le sue canzoni opportunamente sottotitolate in italiano. Lo stile è lento, asciutto, ferocemente antimodaiolo e discretamente eversivo (bruciare i soldi!) senza darlo a vedere. Ma, man mano che i minuti scorrono, la pertinace ricerca della Verità di Alex Supertramp coincide con la maturità del film stesso, sempre meno tentato dai numeri alla National Geographic; Sean Penn è magnificamente padrone della materia e pone nell’epilogo le domande che si è tenuto in tasca per tutto il film: è giusto e soprattutto ha senso sfidare così i nostri affetti, il nostro passato, la natura stessa, insomma il mondo intero? E quella frase, “Happiness is real only if shared”, è forse un estremo ripensamento della sua grande avventura? Nomination all’Oscar per il vecchio Hal Halbrook; la meritava anche Catherine Keener nel ruolo della hippy infelice. E’ consolante notare che, nonostante tutto, esistano ancora dei registi americani così fortemente coraggiosi e ambiziosi; il finale, poi, è di sconquassante bellezza.
Voto: 8-

Film fantastico!!!!! Da vedere assolutamente….uno dei più bei film che ho visto ultimamente.
…sto leggendo il libro, che ha invece uno stile tipo cronanca giornalistica, e dopo la visione (stavolta ci sta bene la lettura post) non fa che aumentare la poesia di questa storia.
ciao
essì, perchè alcune poesie sono tristi, parlano stonando qualche nota, e non per forza bisogna essere d’accordo e capirle completamente. sta di fatto che nell’insieme ti illuminano.
Non sono d’accordo sull’oppurtunatamente sottotitolate, relativo alle canzoni di vedder…che ci sia curiosità ad andarsi a studiare i testi!..che vale la pena. (a me dava fastidio quella scritta sotto lo schermo, mi distraeva cacchio!)
Conoscendo le disgraziate idee che talvolta vengono in mente ai distributori italiani, è già tanto se non s’è fatto cantare in italiano un Gianluca Grignani qualsiasi sopra ai pezzi di Vedder…
Un film del cazzo. Milioni di persone hanno viaggiato, dai famosi anni ’60 ad oggi. Viaggiare è aprire la mente.
Con tutti i milioni di persone che hanno viaggiato e che sono tornati a casa più saggi, con tutti gli incontri fenomenali e le impensabili avventure che l’alchimia umana può creare, con tutte le porte che si sono aperte, con tutte le esperienze inimmaginibili che sono state provate, l’oriente, la contestazione, San Francisco, le comuni hippie, Kerouac e mille altri, con tutto sto strapopo’ di materiale
HANNO SCELTO
l’unica storia dell’unico minchione che è andato a morire di stenti in culo al mondo sotto atroci sofferenze!!
Dico, ma come cazzo si fa a partire per l’Alaska senza cartina?! cazzo ti porti il fucile e non ti porti una cartina!! no, perchè DOVETE saperlo.. a 10 miglia dal posto in cui è morto c’era UN’AUTOSTRADA!! e leggo su internet che c’era anche un passaggio sul fiume a poche miglia, un parco nazionale (con tanto di guardia forestale) e chi l’ha trovato sono stati i cacciatori perchè 2 settimane dopo la sua morte si è aperta la stagione di caccia!!
che minchioooooone!
provate su un motore di ricerca: “into the wild” autostrada !!
http://comese.blogspot.com/2008/02/into-wild.html
http://ronkas.wordpress.com/2008/01/31/into-the-wild/
ciauu!!
Ho trovato la pellicola molto toccante. Mi ha tenuta incollata allo schermo per tutta la sua durata e mi ha dato uno spunto per riflettere sul fatto che al giorno d’oggi per quanto si rifugga dal consumismo e dalle comodità della vita quotidiana l’uomo non sia più fornito dei mezzi necessari alla sopravvivenza in condizioni avverse e contro la natura.
Penn si è rivelato unico anche in questa pellicola e non posso che far denotare una nota di ammirazione per lui.
Per atti84it: sono sicura che tutte le storie di tutte le persone sono degne di essere raccontate, ma bisogna pur farne una cernita e forse questo è ciò che è successo per la storia McCandless. Non un minchione… alla fine è morto e un minimo di rispetto lo merita anche lui non trovi????