
John Klute, ex poliziotto e ora detective privato, viene inviato a New York per indagare sulla scomparsa del suo amico Tom Gruneman; lì incontra Bree Daniels, una call-girl che aveva conosciuto Gruneman e potrebbe fornirgli indicazioni interessanti.
Thriller atipico a cui poco cale della storia e delle indagini, “Una squillo per l’ispettore Klute” (una volta tanto, è più appropriato il titolo in italiano: il vero personaggio principale è Bree e non l’ispettore) può entrare a pieno diritto nel discorso sulla riformulazione del genere thriller-poliziesco che nei primi anni ’70 fu radicalmente rivoluzionato. La regia di Alan J. Pakula, stilizzata e asciutta fino all’essenziale, è funzionale alla creazione di un clima teso e cupo, esaltato dalla fotografia notturna, in cui tuttavia l’immagine e lo stile contano più dell’intreccio e della blanda analisi sociologica che si tenta di supporre dalla figura borderline della protagonista (peraltro in controtendenza, nella sua spregiudicatezza solo apparente e nella sua ricerca di protezione, con i modelli femminili che si stavano imponendo in quegli anni). Sutherland mono-espressivo viene soggiogato da una Jane Fonda di luna buona, che arrivò al suo primo Oscar prima di diventare “Hanoi Jane”.
Voto: 6
Trivia
(Barbra Streisand rifiutò il ruolo della protagonista)
(Il discorso per l’Oscar di Jane Fonda fu uno dei più brevi della storia: l’attrice si limitò a ringraziare la giuria e il pubblico che la applaudiva)
(La reazione di Jane Fonda durante la scena finale fu del tutto spontanea: il copione prevedeva una sua espressione spaventata)

First blog I read after wakeup from sleep today!
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Are you tension? panic?
Nel genere e’ uno dei miei preferiti. Pakula sfrutta il genere per parlare d’altro: condizione femminile, alienazione, american dream. Il film regge sia come thriller che come dramma intimista. L’inespressivita’ di Sutherland e’ funzionale al personaggio mentre la Fonda e’ credibilissima nel ruolo della puttana santa.
un saluto
memoriedalsottosuolo.myblog.it