Il sorpasso
Ferragosto: Bruno, vitellone quarantenne bidonato dagli amici, incontra per caso Roberto, timido studente di Legge, e lo trascina con sé da Roma fino in Versilia, a bordo della sua fiammante Lancia Aurelia Sport. Finale tragico.
Uno dei massimi capolavori della commedia all’italiana, il miglior film di Risi (insieme a “Una vita difficile”, del 1961), una delle pellicole italiane più citate e omaggiate non soltanto nel cinema, ma anche nel linguaggio comune; e non si parla di frasi quanto di comportamenti e modi di fare. “Il sorpasso” analizza con clinica lucidità l’epoca d’oro del boom e – cosa che manca alla stragran parte del cinema nostrano contemporaneo – lo fa a boom ancora in corso, cogliendone con tempismo e arguzia le zone d’ombra senza peraltro eccedere in didascalismi o facili moralismi; la mediocrità di Bruno Cortona non offusca la sua simpatia (grazie anche alla maiuscola prova di Gassman che regge sulle sue robuste spalle quasi tutto il film), né viceversa il fatto di essere simpatico impedisce allo spettatore di non coglierne gli aspetti negativi; il tutto attraverso frasi smozzicate ma dal significato lapidario (“Io un giorno o l’altro m’imbarco”, buttata lì a casaccio davanti alla zuppa di pesce, è sublime esempio della vacuità del personaggio). Trintignant perfetta spalla dall’espressività e profondità insolite per un genere che fin lì si era retto molto sulle macchiette monodimensionali; naturalmente un’enorme e pessimistica metafora del destino di un popolo. Memorabilia: l’intera sequenza a casa dei parenti toscani di Roberto; le frecciatine metatestuali di Risi al cinema dell’amico-nemico Antonioni.

Voto: 8

Trivia

(Il personaggio di Bruno Cortona era stato pensato inizialmente per Alberto Sordi, ma quando la produzione del film passò nelle mani di Mario Cecchi Gori questi spinse per Gassman, poiché Sordi aveva un’esclusiva con Dino De Laurentiis)
(Risi aveva anche in mente un finale alternativo – poi non girato per problemi economici – in cui Roberto, esasperato, uccideva Bruno)
(Tra le comparse della scena del ping pong anche un giovanissimo Vittorio Cecchi Gori)

(Il personaggio di Bruno Cortona era stato pensato inizialmente per Alberto Sordi, ma quando la produzione del film passò nelle mani di Mario Cecchi Gori questi spinse per Gassman, poiché Sordi aveva un’esclusiva con Dino De Laurentiis)
(Risi aveva anche in mente un finale alternativo – poi non girato per problemi economici – in cui Roberto, esasperato, uccideva Bruno)
(Tra le comparse della scena del ping pong anche un giovanissimo Vittorio Cecchi Gori)
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