
Un tennista di buon livello, alle prese con una complicata separazione matrimoniale, incontra in treno un ricco scapestrato che gli propone un piano diabolico: si offre di fargli fuori l’ex moglie se lui, in compenso, gli ucciderà l’odiato padre.
Tratto dall’omonimo romanzo d’esordio di Patricia Highsmith, grande classico firmato Alfred Hitchcock. Tra i suoi film più gotici ed espressionisti, non solo nello stile (nell’intera cinematografia del Maestro non si ricorda una scena più concitata e mozzafiato di quella finale sulla giostra) ma anche per una certa bizzarra combinazione di umorismo e grottesco che fa capolino anche nelle scene più drammatiche (l’incontro col bambino col palloncino al luna park è un frammento degno di Fritz Lang). Per il resto è un compendio hitchcockiano di figure e temi ricorrenti, dal topos del doppio alla presenza del treno, affrontati con ritmo serratissimo e dialoghi sopra le righe (per i quali vanno forse riconosciuti dei meriti a Raymond Chandler, il grande autore di gialli e polizieschi che collaborò alla sceneggiatura ma fu comunque silurato da Hitchcock a metà realizzazione). Il miglior film nonché l’ultimo di Robert Walker, eccellente villain atteso nel 1951, a soli 32 anni, a una morte per overdose su cui non fu mai fatta piena luce. Alla figlia Patricia Hitchcock spetta la parte della futura cognata impicciona. Il McGuffin di turno è un accendino smarrito dal tennista a inizio film, protagonista di un incalzante montaggio alternato verso la fine. Conosciuto anche come “Delitto per delitto”.
Voto: 7,5

Film molto particolare, confesso che è tra gli Hitchcock che amo di meno, ma va detto che il cattivo, come dici giustamente tu, è degno di nota, così come alcune sequenze davvero leggendarie: il delitto e il finale al luna park, la sequenza della partita a tennis che non finisce mai e dell’accendino che cade nel tombino, che sono esempi palesi dell’abilità di Hitchcok nell’uso della suspence.
A proposito della partita di tennis: il film è interamente ambientato in America ma, quando i due giocatori vengono inquadrati mentre stanno per entrare in campo, si vede chiaramente un verso della celebre poesia “If” di Rudyard Kipling. E in quale stadio campeggia questa insegna? Non ci si sbaglia: siamo sul Centrale di Wimbledon.