La giornata difficile di Eric Packer, imprenditore 28enne multimiliardario che vive all’interno di una lussuosa limousine, cercando riparo dai pericoli di una New York agitata dalla visita del Presidente.
A 15 anni da “Crash” David Cronenberg torna ad adattare un romanzo per il grande schermo: la scelta cade su “Cosmopolis” di Don DeLillo, cui si mantiene piuttosto fedele. “La gente odia ragionare” e Cronenberg la provoca, mettendogli (mettendoci) sotto il naso l’annegamento di una società capitalista (di cui Packer è specchiata metafora) che si inabissa in un diluvio di parole e discorsi senza senso, in una specie di dipinto astratto che si ispira esplicitamente a Rothko e Jackson Pollock (citati più volte nei titoli di testa e nel film). Le yuppistiche certezze anni ’80 e ’90 sono ricordi sbiaditi, nell’epoca della violenza e della tensione sociale che in Cronenberg è come sempre anche tensione sessuale. Il regista canadese mantiene sullo schermo il senso di Odissea joyciana del testo originale, caricandola di una stranissima atmosfera sospesa e fantascientifica che al di là del vetro blindato si trasforma in una New York iper-reale, lercia e anonima come ci era capitato di vedere solo in “Eyes Wide Shut” di Kubrick. Non mancano le solite, risapute ossessioni biologiche: la limousine di Packer è un grembo materno che lo protegge dalla realtà e dal dubbio. Al suo primo ruolo maturo, Robert Pattinson non sbaglia nel lasciarsi trascinare dal copione; a segno le brevi apparizioni di Juliette Binoche e Mathieu Amalric. A pochi mesi dal dialogatissimo “A dangerous method”, Cronenberg firma nuovamente un’opera verbosa, glaciale e cerebrale, ma è tutto il resto che cambia: dove lì spesso non c’era che fredda e compiaciuta estetica, qui c’è un disperante trattato di filosofia nel senso più alto e squisitamente “politico” del termine.

Voto: 7,5

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