memento
Leonard Shelby dà la caccia all’assassino di sua moglie, episodio luttuoso che gli ha anche provato uno shock permanente: la perdita della memoria breve, che lo costringe ad accumulare foto, tatuaggi e appunti sulle persone che incontra, sulle azioni che compie e sugli indizi che ha a disposizione.
La prima scena è in realtà l’ultima; la seconda è la prima; l’ultima corrisponde all’esatta metà del film. Complesso, no? E’ questo che fa di “Memento”, secondo film di Christopher Nolan (il primo uscito in Italia), un capolavoro imperdibile, uno dei pochi film degli anni 2000 che costringe lo spettatore a ragionare, a pensare, a tenere a mente quello che è successo perchè gli tornerà utile. Così come Leonard Shelby non può stare lontano da una penna altrimenti è finito, anche voi potreste essere costretti a prendere appunti per star dietro alla vorticosa sceneggiatura dei fratelli Nolan (nomination all’Oscar): addirittura banale se vista nel suo vero ordine cronologico, ma geniale dopo il montaggio.
Sbaglia però chi crede che “Memento” sia un semplice calembour, un lungo virtuosismo di sceneggiatura fine a se stesso; il film è pieno di rimandi simbolici alla memoria e al ricordo. Prima di tutto, la storia è incasinata quanto lo è il protagonista. E poi il film è imbevuto nella più classica e affascinante delle atmosfere noir, quella dove tutti hanno qualcosa da nascondere e niente, ma proprio niente, è come sembra. Finale sconvolgente nella sua crudeltà, attori tutti in parte.

Voto: 8

Trivia
(Il film fu girato in soli 25 giorni)
(Il numero di telefono di Teddy, 555-0134, è lo stesso di Marla Singer in “Fight Club”)
(La macchina fotografica usata da Leonard Shelby è una Polaroid 690)
(Nel parcheggio del motel, accanto alla Jaguar di Leonard Shelby è possibile vedere la Honda Civic del regista Christopher Nolan)
(Nonostante la scena iniziale sia al contrario, il sonoro è perfettamente nel verso giusto)
(Tra le cose che Lenny brucia nel cimitero per dimenticarsi della moglie c’è anche un orologio; lo stesso orologio che viene rubato nel primo film di Nolan, “Following”, 1998)