old-boy
Nel 1988 Oh Dae-soo viene drogato, rapito e segregato per quindici anni in una squallida stanza situata in un palazzone di fronte a casa sua. Quando lo liberano, vuole scoprire chi è la persona che l’ha rapito, perchè l’ha fatto, perchè l’ha liberato. Avrà molte sorprese.
Difficile valutare totalmente alla prima visione “Old boy”, film sud-coreano sensazione del Festival di Cannes 2004 (il presidente di giuria Quentin Tarantino si innamorò del film, tanto da assegnare a Park Chan-wook un premio speciale per la regia). Andrebbe rivisto almeno una seconda volta, per comprendere nei dettagli la trama, intricata e non molto chiara, specialmente nella cruciale parte centrale. Il senso generale della storia l’abbiamo però afferrato, ed è una storia sospesa tra Tarantino (appunto) e Kitano, tragica, crudele, amarissima, disperata, più grande della vita. Le nuove leve del cinema asiatico mettono, nei loro film, concetti straordinariamente alti e complicati, e va dato loro atto che abbinano a questa ambizione una resa in immagini quasi perfetta. Anche “Old boy” è registicamente sopraffino: strabordante di idee geniali ed estreme, come la sequenza del dentista che riduce “Il maratoneta” a Winnie the Pooh. Park Chan-wook, inoltre, dimostra di conoscere molto bene i grandi autori tragici greci: e più non disveliamo, per non guastarvi la sorpresa.

Voto: 7,5