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Edward Morrow, noto giornalista della CBS, attacca la caccia alle streghe del senatore Joseph R. McCarthy. Viene minacciato, accusato ingiustamente, ma alla fine la spunta.
Secondo film di George Clooney, totalmente diverso dal primo, “Confessioni di una mente pericolosa”. Lì c’era una sceneggiatura virtuosistica (frutto della vera mente pericolosa di Hollywood, il geniale Charlie Kaufman), finezze di regia, istrionismi vari. Qui, incorniciato da un austero bianco e nero e ornato dalle volute di fumo delle sigarette Kent del protagonista, c’è il puro e semplice piacere del ritratto di un’epoca, della descrizione minuziosa e, sì, giornalistica di un uomo coraggioso. Straordinaria interpretazione del semisconosciuto David Strathairn, mentre McCarthy è quello autentico dei filmati originali. Raffinati inserti jazz, come in “Talk Radio” di Stone il pathos non è cercato, ma si crea spontaneamente con un primo piano del protagonista. Si inserisce nella galleria dei grandi film sul giornalismo. Bentornato a Robert Downey Jr.
Presentandolo a Venezia, Clooney ha paragonato il giornalismo americano di quell’epoca d’oro a quello del ventunesimo secolo, servile, tendenzioso e incompleto. A costo di sembrare provinciali, noi italiani potremmo invece allargare il paragone al nostro, di giornalismo, non meno agonizzante di quello d’oltreoceano. Illuminanti, a riguardo, le parole che chiudono il film: non staremo qui a ripeterle, chi le vuole ascoltare capirà come descrivono alla perfezione la televisione degli anni 2000.

Voto: 7

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