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Un uomo di bell’aspetto ma senza un soldo sposa la figlia di un ricco nobile inglese per intascarne l’eredità. O forse ne è davvero innamorato?
Venticinquesimo film di Hitchcock, uno di quelli su cui la patina del tempo si è posata di più. Uno dei primi successi di pubblico del regista: contiene del resto tutti gli elementi giusti, dalla storia d’amore della prima mezz’ora all’impeccabile thriller della seconda parte, da scuola del cinema. Rivisto oggi, però, in più di una scena sembra ammuffito, come un vecchio soprammobile con tre dita di polvere. Joan Fontaine come sempre magnifica (in un ruolo molto simile a quello in “Rebecca”), ma per interpretare un ruolo ambiguo come quello di Johnny Aysgarth forse il rassicurante Cary Grant non era proprio l’attore adatto. Comunque magistrale la lenta e inesorabile costruzione del “dramma da camera”, che si sublima nella celeberrima scena del bicchiere di latte (arcinoto espediente di Hitchcock per evidenziare l’oggetto: mise una lampadina nel bicchiere).

Voto: 6,5

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