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Un produttore cinematografico, ossessionato dalle cartoline minatorie di uno sceneggiatore a cui ha bocciato un copione, lo incontra e per sbaglio lo uccide. La polizia sospetta di lui.

Fin troppo chiara e diretta la metafora: le grandi major soffocano il talento dei giovani sceneggiatori, imponendo assurdi copioni atti soltanto a far affluire nelle loro casse i dollaroni delle mandrie di spettatori che riempiono i cinema. Niente di nuovo sotto il sole di Hollywood, è dagli anni ’30 che la più grande industria cinematografica del mondo porta avanti questa politica. Robert Altman non ha mai avuto voglia di cambiare le cose: egli è, questo sì, un mirabile fotografo di questa società bacata di cui lui fa parte, un eccelso ritrattista dei tipi del ventesimo secolo. Prende in disparte il mondo di cui fa parte e gli dice due o tre cosette, senza la pretesa di convertirlo all’Arte; poi lo lascia andare, senza l’illusione di avergli fatto cambiare idea. Attraversato da una sottile e impagabile ironia, che esplode nei dieci minuti finali, “I protagonisti” (meglio il titolo originale, “The Player”. Il player, ovviamente, è Altman) è il più lucido e implacabile quadro mai confezionato sul cinema moderno, fondato sull’imperante logica del lieto fine e dei divi e che mai si piega al bello, preferendogli sempre l’utile. Ad un film così “contro”, pieno di dialoghi crepitanti e sentenze memorabili, era onestamente difficile attribuire qualche Oscar. Tim Robbins perfetto nel ruolo del cinico figlio di puttana senza mai essere gigione; disseminati per tutto il film 70 camei di attori e registi as themselves. Provate a riconoscerne almeno 30.

Voto: 7+

Trivia
(L’intera scena iniziale, un piano-sequenza di otto minuti, ha dialoghi totalmente improvvisati)
(L’ufficio di Griffin Mill (Tim Robbins) fu usato anche in “Barton Fink”, 1991)
(Cher appare nella scena della premiazione con un vestito rosso fiammante, nonostante nell’invito sia specificato “black and white only”. Nella vita reale, Cher non ha mai indossato vestiti rossi)
(Le brevi apparizioni delle star non erano previste nella sceneggiatura originale; Altman le inserì al momento delle riprese e improvvisò tutto)
(Moltissimi attori, tra cui Julia Roberts, hanno fatto i loro camei gratis. E’ stato stimato che se tutti si fossero fatti regolarmente pagare, il budget del film avrebbe sforato i 100 milioni di dollari)
(Le lettere e cartoline minatorie ricevute da Griffin Mill furono scritte a mano da Altman in persona)
(La casa di Griffin e June (Greta Scacchi), in cui è ambientata l’ultima scena, apparteneva a Robert Altman)