requiem-for-a-dream.jpg
A Coney Island, le drammatiche vicende di una vecchia teledipendente che sogna di andare in tv e perciò si mette a dieta; e di suo figlio Harry, spacciatore eroinomane.
Se provate a scrivere su Google “Darren Aronofsky”, scoprirete che quasi due volte su tre il suo nome é seguito dalla dicitura “regista cult”: se continuate a leggere, scoprirete ancora che la sua fama è dovuta al suo film più acclamato, “Requiem for a dream”. Il che è ben curioso, visto che “Requiem for a dream” è una colossale merda.
I montatori di videoclip hanno fatto più danni della grandine. Non è colpa loro, intendiamoci; ma di chi è così stupido (o esaltato da uno stacco ogni tre decimi di secondo; o entrambe le cose) da pensare che questo tipo di montaggio possa andare bene anche per un film di 97 minuti. Split-screen, hard-cut, ralenty, fast-forward e altre menate si susseguono a ritmo infernale; e se all’inizio può sembrare una scelta stilistica, alla lunga risulta qualcosa di molesto e fine a se stesso, per mascherare evidenti deficienze di sceneggiatura; finché diventa semplicemente irritante. Non pago di questo gran casino visivo, Aronofsky alza anche al massimo il volume e ci propina un audio assordante fatto di frigoriferi lampade pasticche bicchieri siringhe eccetera eccetera.
Fosse però questo il suo principale difetto, il film si assesterebbe su un onesto 5. Ciò che è veramente imperdonabile, oltre che delittuoso e auspicabilmente perseguibile dalla severa legislazione degli Stati Uniti d’America, è l’assoluta disonestà. Insomma, il film parla di drogati, di poveracci, di gente che vive ai margini per i quali è impossibile anche sperare in un futuro migliore. Benissimo: si rappresenti questo disperato microcosmo con rispetto e pudore (la famosa “pietas”, do you know?), invece che in quel modo. Gli ultimi venti minuti, un misto di elettroshock e macelleria, sono – insieme alla “Passione di Cristo” – probabilmente quanto di più squallido, stomachevole e moralmente riprovevole mai prodotto dal cinema americano.
Un voto in più per la straordinaria Ellen Burstyn.

Voto: 3

Annunci