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Storia vera di Alvin Straight, che a 73 anni, nell’autunno 1994, andò su un vecchio tagliaerba dall’Iowa al Wisconsin per andare a trovare il fratello Lyle, colpito da infarto, che non vedeva da dieci anni.
Il segno della grandezza registica di David Lynch sta nel fatto che un film come “Una storia vera” (o meglio “The Straight Story) segua immediatamente un capolavoro d’astrusità come “Strade perdute”, agli antipodi di quest’opera asciutta, lineare, piana, classica. In un’ipotetica graduatoria dei grandi film sulla vecchiaia merita decisamente di salire sul podio; di sicuro lo merita Richard Farnsworth, che nel 1999 glorificò un’onesta carriera da comprimario e stunt-man (con una nomination all’Oscar nel 1977 per “Arriva un cavaliere libero e selvaggio”) con questa memorabile prova d’attore. Frugale fin dal titolo, ma ha una sua fortissima dignità che è poi la sua carta vincente: giammai indulgente al pietismo e alla volgarizzazione, elegiaco dal primo all’ultimo fotogramma, raramente al cinema si è vista gente così affabile, così magnificamente semplice. Lynch era probabilmente l’ultimo da cui ce l’aspettavamo, ma “Una storia vera” è come uno dei grandi western di John Ford: splendidi paesaggi (e fotografia altrettanto sontuosa), storie di viaggi ed amicizie, ritmo lentissimo e fatato, vera e propria ode al silenzio. Tante pause. Tanto tempo per riflettere.

Voto: 7+

Trivia
(E’ l’ultimo film di Richard Farnsworth)
(Fu filmato in sequenza; le varie scene furono girate seguendo l’ordine della sceneggiatura)
(E’ il primo film di David Lynch in cui compaiono i suoi genitori)
(Il ruolo del protagonista fu offerto anche a John Hurt e Gregory Peck)

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