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Un mite e taciturno barbiere affida diecimila dollari, in un improbabile affare, ad un imprenditore che sparisce col malloppo. Intanto la persona a cui ha estorto il denaro sotto anonimato, che è anche l’amante di sua moglie, scopre tutto, e lui è costretto a ucciderlo. Che grande film è “L’uomo che non c’era”, addirittura superiore a “Fargo”, forse il migliore in assoluto dei Coen. Omaggio appassionato al grande noir ma ciononostante senz’ombra di alcun manierismo: i residui sospetti se ne volano via a metà film, quando è ormai evidente la solidità della (stupenda) sceneggiatura. C’è di più: i due registi non solo non imitano nessun modello, ma aggiungono al genere tocchi di humour nero e surrealismo (il parrucchino, il disco volante) tipicamente “coeniani”. Tecnicamente ineccepibile, regge il confronto anche nella sostanza con i Wyler, gli Huston, i Polanski: storia di un uomo inesistente (ma il titolo originale può avere una doppia traduzione: vuol anche dire “l’uomo che non era lì”), dell’Antieroe per definizione, il massimo ritratto della mediocrità, reso magistralmente da un Billy Bob Thornton solo in apparenza monocorde. Perde qualche colpo solo nell’ultima scena, ma è un difettuccio ampiamente perdonabile. La scena con Scarlett Johansson è un’esplicita citazione di “Lolita”, ovviamente interpretata alla maniera dei Coen. Regolarmente ignorato agli Oscar.

Voto: 7,5

Trivia
(L’idea di una storia di questo tipo venne ai Coen durante le riprese di “Mr. Hula Hoop”: mentre giravano la scena nel salone di un barbiere, videro un manifesto al muro raffigurante un’acconciatura anni ’40; e iniziarono a pensare a un film ambientato in quel periodo, con un barbiere come protagonista)
(Il film fu girato a colori e poi convertito in bianco e nero)
(Nel film si vede un hotel di nome “the Hobert Arms”, lo stesso nome dell’albergo in cui Philip Marlowe vive ne “Il grande sonno”, 1946, capolavoro del genere noir)
(Il nome del personaggio di Tony Shalhoub, Riedenschneider, è un omaggio al personaggio di Sam Jaffe in “Giungla d’asfalto”, 1950)
(Nella scena in cui Ed visita la moglie in prigione, sul tavolo di fronte a lui si vede la foto di un cerchio: un omaggio alla Circle Films, la società di produzione dei primi film dei Coen; e un riferimento all’hula hoop di “Mr. Hula Hoop”)
(A Santa Rosa è ambientato anche “L’ombra del dubbio”, 1943, di Alfred Hitchcock)
(Il nome del filosofo tedesco che Riedenschneider non riesce a ricordare è Heisenberg)

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