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Nick Naylor è il vicepresidente dell’Accademia per gli Studi sul Tabacco; in pratica, il portavoce della più grande fabbrica di morte esistente al mondo, le multinazionali delle sigarette. Il suo lavoro è cercare di convincere la gente che fumare non fa male alla salute, com’è falsa opinione comune.
Film rivelazione dell’anno, scritto e diretto dal semi-sconosciuto Jason Reitman con intelligenza e un pizzico di furbizia. Mettendosi negli inediti panni dei Cattivi per eccellenza, i Mercanti Di Morte, fa passare con successo un concetto ben più ampio di quello che superficialmente molti gli hanno attribuito. Non è “pro tabacco”, né tantomeno a favore di coloro che vanno in giro a parlar bene delle sigarette (costume soprattutto americano): è invece un film sulla retorica e sull’ars oratoria, finissima riflessione sull’intrinseca capacità umana (non generata da un brillante corso di studi o da una vasta cultura; una semplice predisposizione) di poter avere sempre ragione su qualsiasi argomento, se si sanno usare le parole giuste; in altri ben più poveri termini, un film sull’arte di “rigirare la frittata”. Sceneggiatura infallibile con rare pause e ritmo sostenuto dall’inizio (originali titoli di testa) alla fine, quando Reitman, coerente fino alla fine, ribalta con abilità il classico happy end hollywoodiano. La miglior prova in carriera per Aaron Eckhart; comprimari di prim’ordine, dal sempreverde Duvall a un William H. Macy penalizzato dal doppiaggio.

Voto: 7+