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Come Bob Woodward e Sam Bernstein, giovani reporter del Washington Post, scoprirono che dietro un furto al Watergate si nascondeva una cospirazione mossa dagli uomini di Nixon ai danni del Partito Democratico.
Il film che ha reso leggendaria l’impresa di Woodward e Bernstein (chiamati “Woodstein”, con felice sintesi, dal direttore Bradlee); uno dei capisaldi del cinema d’inchiesta e sicuramente il più brillante, energico, eccitante film mai realizzato sul giornalismo. In un’epoca oggi preistorica, senza telefonini e senza Internet, le notizie viaggiavano nella penombra di un garage; il mitico “Deep Throat”, la cui identità è rimasta segreta fino a pochi mesi fa (W. Mark Felt, all’epoca vicedirettore dell’FBI), fu così chiamato sulla scia del celebre film con Linda Lovelace, in voga a quel periodo. Con una colonna sonora ridotta all’osso e un ritmo frenetico, esaltato dal forsennato ticchettio delle macchine da scrivere che quasi copre i dialoghi, Pakula riesce a rendere coinvolgente una vicenda complicatissima piena di nomi e fatti da memorizzare e rende omaggio ad un pezzo di storia americana e a un mestiere di grande fascino e sacrificio. Co-prodotto da Redford, democratico già allora; valse un Oscar a Jason Robards, per la sua grande interpretazione di Ben Bradlee.

Voto: 7+

Trivia
(La lunga scena – sei minuti – della telefonata di Robert Redford fu ripresa in un’unica inquadratura. Alla fine della scena, Redford commise un errore chiamando il suo interlocutore con un nome diverso da quello iniziale, ma rimase nel personaggio e perciò questa fu l’inquadratura usata nella versione definitiva)
(Frank Wills, la guardia che scoprì per primo l’irruzione di alcuni ladri negli uffici del Watergate, recita nel ruolo di se stesso)
(Questo fu il primo film che Jimmy Carter, il successore di Nixon, guardò da presidente degli USA)
(Nella scena iniziale, per aumentare il rumore del ticchettio delle macchine da scrivere si decise di sovrapporci alcuni colpi di pistola; questo anche per sottolineare il tema fondante del film, il parallelismo “words as weapons”)
(Il numero di telefono composto da Redford per chiamare la Casa Bianca è il vero numero di telefono del centralino della Casa Bianca: 456-1414)

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