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Il piccolo Charles, bambino povero, ha una grande passione per il pregiato cioccolato Wonka; proprio in quei giorni, Willy Wonka, proprietario della fabbrica, indice un grande concorso: i cinque bambini al mondo che troveranno un biglietto d’oro nelle confezioni di cioccolato saranno ammessi nei suoi stabilimenti.
Ha dell’incredibile, quasi del miracoloso, il modo in cui Tim Burton continua a stupirci film dopo film: quando sembra che non ci sia più nulla da inventare, che la fantasia sia arrivata al limite, che l’ultimo film sia insuperabile (nella fattispecie, “Big Fish”), ecco che i confini della sua irrefrenabile genialità si spingono ancora più in là, e probabilmente continueranno ad andare così, all’infinito. Attingendo da un classico della letteratura dell’infanzia di Roald Dahl, già portato sullo schermo da Mel Stuart e Gene Wilder nel 1971, Burton stravolge tutto, mantenendo intatta solo la storia, la morale finale e i testi delle canzoni: insieme al fido Danny Elfman, riadatta il romanzo alla sua maniera, progetta un universo parallelo favoloso, in cui l’effetto speciale (anche con leggere striature horror, il suo horror) non è un semplice ninnolo che il mago della grafica 3D mostra compiaciuto agli spettatori vidioti, ma è anch’esso motore della storia, ulteriore elemento di riflessione e divertimento in questa mirabolante festa della fantasia e dell’immaginazione, in cui persino la sottile e rischiosissima arte della citazione (Kubrick, roba che scotta) viene praticata con risultati formidabili. Con la complicità del suo Mastroianni, uno strepitoso Johnny Depp dalla mimica facciale irresistibile, proditoriamente ignorato dagli Oscar anche quest’anno, Tim Burton sta riducendo sempre più il distacco dal suo nume tutelare, che, fosse ancora tra noi, sicuramente apprezzerebbe. Con la differenza che questo Burton ha ancora moltissimo da raccontare.

Voto: 8

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