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Uno scommettitore incallito e un suo amico squattrinato e con i creditori alle calcagna vanno a Reno (Nevada) per fare fortuna al casinò.
Film di passaggio nella ricca cinematografia di Robert Altman: un anno prima di “Nashville” scandaglia gli Stati dell’America centrale e la gente delle province, attraverso i tavoli verdi dei casinò e la costante e fanciullesca illusione del giocatore (di poker, di cavalli, di blackjack, di tutto). Sperimentale e impervio nella prima ora, sin troppo descrittiva; esplode nell’ultima mezz’ora, con almeno una sequenza da antologia: Charlie seduto al bar che fa la radiografia ai giocatori di poker seduti al tavolo di fronte a lui. Tanta improvvisazione nei dialoghi, affidata soprattutto all’estro di Elliott Gould; George Segal ne è buona spalla.

Voto: 7=

Trivia
(All’inizio questo film doveva essere diretto da Steven Spielberg)
(Film d’esordio di Jeff Goldblum, scoperto da Altman in un teatro di New York, in una commedia dal titolo “El Grande Coca-Cola”)

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