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Una famiglia di Albuquerque (madre, padre, figlia, figlio adolescente che si rifiuta di parlare, nonno erotomane) parte per la California per far partecipare la figlia di 7 anni a un concorso di bellezza. Viaggio alquanto problematico.
Esordio alla regia di Jonathan Dayton e Valerie Faris, ennesimo film indipendente che grazie al solito Sundance Film Festival è balzato agli occhi di critica e pubblico (molti di più di quanti ce ne fossero dieci anni fa); ennesima variazione sul tema della famiglia media americana e del mito del successo. La sceneggiatura di Michael Arndt, dopo un inizio abbastanza convenzionale (la descrizione del nucleo familiare come una congrega di falliti e svitati: quante volte l’abbiamo già vista?), ingrana la marcia di una commedia surreale e acidula dove la sensazione di déjà-vu si limita a poche scene (la salma rubata dall’ospedale, le tipiche disavventure da road-movie). Gli ultimi venti minuti, però, sono uno dei finali migliori che Hollywood (o chi per lei) ha sfornato negli ultimi tempi. Non passerà alla storia, ma si lascia guardare assai gradevolmente; nell’affiatato cast di interpreti spicca Greg Kinnear.

Voto: 7

Trivia
(Per il ruolo di Frank (Alan Arkin), la prima scelta era Bill Murray; la casa di produzione voleva invece Robin Williams)
(Per la parte di Olive, l’attrice Abigail Breslin ha dovuto indossare un abito speciale che la rendesse grassa)
(A causa di problemi economici, ci sono voluti cinque anni per completare questo film)