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Il 31 dicembre 1999 a Los Angeles va di moda lo Squid, una nuova droga che agisce direttamente sui centri nervosi del cervello immergendo chi ne fa uso in un mondo virtuale perfettamente somigliante alla realtà, e gli fa vivere situazioni “estreme” (una sparatoria, una rapina, un rapporto sessuale). A Lenny Nero, spacciatore di Squid, riceve un dischetto su cui è registrata la morte di una prostituta.
La miglior fantascienza degli anni ’90, grazie a una storia che non ha nulla da invidiare ai classici della letteratura di genere. La trovata dello Squid vale da sola metà film, ma vi si trova anche l’accurata e disperata descrizione di una Los Angeles sull’orlo dell’Apocalisse. Gran merito agli sceneggiatori Jay Cocks e James Cameron (marito della regista) e ovviamente a Kathryn Bigelow, che si riprende dallo scivolone del film precedente con una regia magistralmente isterica, in cui svettano le straordinarie e difficilissime soggettive da Squid (ad esempio quella iniziale), veri capolavori di un certo tipo di cinema. “Strange Days” lima i contrasti e il manicheismo di “Point Break” e si libra in volo verso riflessioni ardite, prima purtroppo di ricascarci con un finale smaccatamente hollywoodiano, in cui tutto – ma proprio tutto – va per il verso giusto. Perciò, mezzo voto in meno.

Voto: 7,5

Trivia
(Ci volle più di un anno per preparare accuratamente le riprese in soggettiva, dove il pubblico vede ogni cosa che vede il protagonista della scena. Molto difficile fu trovare l’attrezzatura giusta per realizzare queste riprese: alla fine si optò per una Steadi-Cam portatile, dalla mobilità simile a quella di un essere umano)
(Nonostante sembri un piano sequenza, la scena iniziale fu girata in quattro luoghi diversi; le scene furono unite simulando il passaggio della telecamera alla fine di ogni inquadratura)
(Lenny usa lo Squid per rivivere una sua precedente esperienza con Faith. A un certo punto lei gli lancia un asciugamano e gli dice “Dry me”. La stessa frase, in “Blade Runner” (1982), viene detta da Zhora a Deckard)
(La scena del party finale è un vero rave, promosso da Phillip Blaine e chiamato “Millennium”)
(In un dialogo tra Mace (Angela Bassett) e Lenny, Mace pronuncia le parole “Right here, right now”. Queste parole furono campionate tre anni dopo da Fat Boy Slim per realizzare uno dei suoi singoli di maggior successo)
(Le canzoni cantate nel film da Juliette Lewis sono state scritte e cantate da P.J. Harvey)

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