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Il deputato Massimo Bonfili, mentre in Parlamento sta per passare una legge sulla famiglia, si barcamena con l’aiuto del suo autista tra la moglie apparentemente fedele (che però lo tradirà con uno chef zozzone) e una bella starlette che fa carriera grazie a lui.
Ingeneroso (per quei film) parlare di Commediasexi come il “grande ritorno alla commedia all’italiana”: se proprio vogliamo fare riferimento al passato, potrebbe essere piuttosto la versione aggiornata e colta delle commediucce anni ’70 con gli onorevoli sporcaccioni con le amanti sotto il letto. Non che questo sia una colpa, per carità: anzi, è probabilmente meglio della premiata ditta Boldi&De Sica la cui comicità, in due, non vale un Lino Banfi. Non si parli perciò di satira sociale o di cinepanettone d’autore: è un film natalizio di medio livello, con i suoi clichés, le sue battutine carine (poche), i suoi tempi morti (molti), con pochissima volgarità e un finale drammaticamente colmo di buchi di sceneggiatura che si intorta su se stesso franando al suolo. A sorpresa, chi se la cava meglio è proprio la Santarelli (personaggio autobiografico?); tra un Rubini in ferie pagate e una Stefania Rocca ornamentale, si distingue una Margherita Buy che fa involontariamente il verso ai suoi mille personaggi di moglie tradita. Su Bonolis meglio tacere: sembra sempre sul punto di dire ai suoi interlocutori la famigerata “Scavicchi, ma non apra”.

Voto: 5,5

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