the-life-of-david-gale.jpg
Texas: David Gale, stimato professore di filosofia, viene accusato di stupro e omicidio e condannato a morte. A quattro giorni dall’esecuzione, decide di rilasciare un’intervista a una giovane giornalista.

Il ritorno sulle vie del thriller di Alan Parker, maestro indiscusso del genere pur con qualche scivolone (tra i quali il più rumoroso è lo sciagurato Angel Heart), avviene all’insegna di un paludato effettismo, che non gli è mai mancato, e con qualche manierismo e auto-citazione di troppo. Ma i demeriti sono già finiti: la sceneggiatura dell’esordiente Charles Randolph è solidissima, sa far aspettare e quindi stupire; il tris di attori Spacey-Winslet-Linney presta il suo volto con la consueta efficacia (anche se Spacey ripesca troppo da qualche sua interpretazione passata). Un thriller che vale un 7 pieno, a patto, ovviamente, di non interrogarsi più di tanto sul messaggio incorporato, si spera ben poco verosimile. Il manuale delle buone recensioni imporrebbe infatti di dilungarsi un altro po’ sul discutibile significato da attribuire al finale, ma farlo vorrebbe dire togliere, allo spettatore ancora ignaro, il gusto del colpo di scena finale. E quando dico finale, intendo proprio finale.

Voto: 7

Trivia
(Kevin Spacey era la terza scelta nel ruolo del protagonista; prima di lui George Clooney e Nicholas Cage, per vari motivi, avevano rifiutato la parte)
(La scena in cui David Gale è ubriaco nella 6th Street a Austin (Texas) è totalmente improvvisata, e molte delle persone che entrano nell’inquadratura erano assolutamente ignare che si stesse girando un film)
(L’attore Marc Craven è realmente al volante dell’auto nella scena dell’inseguimento)

Annunci