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Gli istanti più importanti della storia del genere umano sono stati scanditi fin dal principio dalla comparsa di un misterioso monolite nero. Nel 2000 riappare sul pianeta Giove e provoca la scomparsa di una squadra lì inviata per dare una spiegazione all’interruzione dei contatti con la Terra; diciotto mesi dopo una spedizione di cinque umani più un computer (l’infallibile elaboratore HAL 9000) viene inviata per risolvere l’enigma.
Caposaldo e pietra miliare della storia della settima arte, “2001: Odissea nello spazio” ha rivoluzionato per sempre il modo di fare science-fiction, collocandosi al centro del genere fantascientifico e individuandone un ulteriore filone all’interno, del quale è unico esemplare. Un’opera di immane complessità, organizzata come una sinfonia, in cui la musica è fondamentale più che in ogni altro film di Kubrick: la ieratica “Also Spracht Zarathustra” sottolinea in particolare la più ardita e vertiginosa ellisse di tutti i tempi, l’osso della scimmia che si trasforma nella navicella spaziale. Film totale, di immenso coraggio: Kubrick non si sottrae di fronte a nulla, non arrestandosi neanche di fronte all’impossibile tentativo di una rappresentazione visiva dell’Infinito. Nel contesto di un’analisi originalissima e del tutto personale, non mancano riferimenti a Kant, Nietzsche e ovviamente Omero (uno dei personaggi si chiama Dave Bowman, cioè “arciere”, come Ulisse; HAL 9000 è, a suo modo, un Ciclope). Col senno di poi, la sua grandezza sta anche nell’aver continuato nella sua professione anche dopo “2001”, che rimarrà comunque per sempre il suo miglior epitaffio. Impossibile dare un giudizio: sarebbe come voler dare un voto a Socrate.

Voto: s.v.

Trivia
(La voce di HAL 9000 nella versione originale è di Douglas Rain; prima di scegliere lui, Kubrick fece due tentativi con Nigel Davenport e Martin Balsam, ma non fu soddisfatto del risultato. Tra l’altro, Rain non visitò mai il set)
(La scelta di Kubrick di ricorrere a musiche di Richard e Johann Strauss per la colonna sonora maturò sul set, quando rimase molto affascinato dall’effetto che faceva la musica classica sul set)
(L’eterna lotta tra la luce e il buio, punto fermo della religione dello Zoroastrismo, è simboleggiata dall’allineamento tra il sole e la luna, sulle note di “Also Spracht Zarathustra”)
(Con l’eccezione di due cuccioli di scimpanzé, tutte le scimmie del prologo sono in realtà mimi, ballerini e attori in costume)
(A causa di problemi di riflessione della luce, Kubrick si accontentò di usare un parallelepipedo nero come monolite; avrebbe preferito un tetraedro, o un cubo)
(La filastrocca cantata da HAL si intitola “Daisy Bell”, e fu tra l’altro la prima canzone mai cantata da un computer, nel 1961 da un IBM 7094. D’altra parte, le lettere successive a H, A e L sono proprio I, B e M)
(L’attore Rock Hudson, alla fine dell’anteprima di Los Angeles, uscì dalla sala dicendo “Qualcuno sa spiegarmi di che diavolo parla?”)
(Secondo Isaac Asimov, Kubrick avrebbe voluto assicurarsi ai Lloyd’s di Londra nel caso in cui, prima dell’uscita del film, fossero state scoperte forme di vita extraterrestri. I Lloyd’s rifiutarono)
(Quando il film fu venduto alla BBC, Kubrick si raccomandò che fosse trasmesso in formato “letterbox”, con le due classiche fasce nere nella parte superiore e inferiore dello schermo. La BBC replicò che ciò avrebbe confuso gli spettatori durante le scene ambientate nello spazio, con sfondo prevalentemente nero; pensò così di aggiungere stelle finte nelle due fasce durante quelle scene. Questo disastroso esperimento, fermamente avversato da Kubrick, si svolse sono una volta e non fu mai più ripetuto)
(Il primo dialogo inizia dopo 25 minuti e 38 secondi di film, e l’ultimo finisce quando mancano ancora 23 minuti alla fine. Nel complesso, ci sono 88 minuti senza dialogo)
(Anche se ciò è praticamente impossibile da vedere guardando il film su uno schermo televisivo, nella prima scena nello spazio ci sono tre satelliti con bandiere tedesche, francesi e cinesi)
(La zebra morta che si vede nel prologo è in realtà un cavallo morto su cui furono disegnate delle strisce bianche e nere)
(E’ l’ultimo film in cui l’uomo va sulla Luna prima del luglio 1969, data in cui l’uomo approdò effettivamente sulla Luna)

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