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Severine, ricca borghese confusa e annoiata dalla vita matrimoniale, inizia a prostituirsi in una casa d’appuntamenti, tutti i pomeriggi dalle 14 alle 17.
Insieme a “Il fascino disgreto della borghesia”, il film più famoso del regista aragonese, almeno presso il grande pubblico. Prende a picconate il ceto medio e in particolar modo la sua istituzione più nefasta, quel matrimonio nel quale Bunuel, ben prima del Sessantotto, aveva intuito celarsi la tomba del sentimento. Ambiguo dall’inizio alla fine (visioni oniriche o tremendi flash-forward?), lo è anche nella caratterizzazione dei personaggi maschili, tutti troppo appiattiti, disperati e mediocri per avere il coraggio di prendersi qualche colpa. La tacita ribellione di Severine, maturata nel tempo (eliminata dalla versione italiana la fondamentale scena di lei bambina che rifiuta l’Eucarestia), esplode nella mirabile scena col cinese, di eversività sottile come la lama del rasoio di “Un chien andalou”. Catherine Deneuve algida ma luminescente tocca la vetta della sua carriera; tra i comprimari si distingue l’ottimo Michel Piccoli. Senza una nota di commento musicale.

Voto: 7,5

Trivia
(Nelle versioni sottotitolate del film, per aiutare gli spettatori a distinguere la realtà dal sogno, fu usato uno speciale carattere nei dialoghi delle scene in cui Severine sogna)
(La “belle de jour” è una specie di giglio francese che sboccia solo di giorno)

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