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Scampato per un caso fortuito a una strage, un impiegato della CIA si trova al centro di una cospirazione interna ai servizi segreti americani, senza saperne il motivo.
Dal romanzo di James Grady “I sei giorni del condor”. Spy-story degna di Hitchcock con in più l’ausilio delle nuove tecnologie e delle moderne conoscenze socio-politiche che la rendono attuale ancora oggi, senza aver perso un minimo di smalto. Bisogna però fare attenzione a non confondere la perizia con cui è stata scritta la sceneggiatura (Lorenzo Semple jr. e David Rayfield riescono a spiegare il perché e il percome di ogni cosa senza mai risultare verbosi) con eventuali pretese di verosimiglianza: la faccenda è così intricata da far desistere anche il complottista più accanito. Faye Dunaway fa una volta tanto tappezzeria, in quella che è la nota stonata del film. Oltre alla celeberrima sequenza della colazione, è meritevole di nota anche il modo in cui il Condor riesce a risalire al numero di telefono del capo dei cospiratori. Insieme a “La conversazione” il thriller più paranoico degli anni ’70: con il capolavoro di Coppola condivide il sospeso pessimismo del magistrale finale.

Voto: 7

Trivia
(In questo film, se escludiamo i titoli di testa, c’è una media di un’inquadratura ogni 5,8 secondi: molto alta per gli anni ’70)

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