il-fascino-discreto-della-borghesia.jpg
Una cena tra tre coppie della ricca borghesia parigina viene rinviata o interrotta in continuazione dai più svariati accidenti: un malinteso, un’indisposizione dei padroni di casa, l’irruzione dell’esercito, il loro arresto…
Premio Oscar come miglior film straniero nel 1972, summa del cinema di Luis Bunuel. Irruppe come un colpo di grazia nei confronti di una classe sociale – la borghesia, appunto – qui sbeffeggiata fin dal titolo e dipinta in toni crudelissimi e grotteschi. Il crollo dell’ipocrita ceto medio, ridotto a massa inerte ed errante su una strada di campagna. Se fosse un quadro, sarebbe “Il sonno della ragione genera mostri” di Goya. Invece è un grande film, che contiene tutte le caratteristiche classiche del regista, in primis l’impeccabile linearità con cui si susseguono le vicende, via via sempre più assurde e surreali, in cui incappano i protagonisti. E’ difficile anche definire in modo perentorio cosa sia reale e cosa no, chi siano i personaggi, è in discussione persino la loro esistenza. Cinema del dubbio e dell’allucinazione ai massimi livelli. Ovviamente intatta la tradizionale verve comica e iconoclasta di Bunuel, qui più dissacratorio che mai. Tante scene memorabili. Degno di nota il monsignor Dufour di Julien Bertheau, e soprattutto la sua entrata in scena: “Avevo una macchina, ma l’ho venduta a beneficio dei poveri”

Voto: s.v.

Trivia
(Luis Bunuel è accreditato come l’autore degli effetti sonori, anche se all’epoca era quasi sordo)
(Il compleanno di Don Raphael nel film, il 22 febbraio, cade lo stesso giorno di quello di Bunuel)
.

Annunci