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Nella settimana tra il 31 agosto (la notte della morte di Lady D) e il 6 settembre 1998 (giorno dei funerali), la monarchia inglese fu davvero in pericolo? Domanda non banale per un film di intelligenza a tratti sfacciata, che si destreggia con eleganza aristocratica tra le mille spine in dote a un argomento del genere, riuscendo in un’impresa che ha del miracoloso: offrire una versione dei fatti assolutamente attendibile e nient’affatto buonista e preservare allo stesso tempo la dignità della Regina e della sua corte – chi ne esce peggio sono forse i rispettivi consorti. Applausi a scena aperta, allora, alla sceneggiatura di Peter Morgan, che da una materia che altri avrebbero ridotto ad una conversazione in salotto tira fuori una vicenda che appassiona anche il pubblico non britannico, con esemplare sottigliezza e un gusto dell’aneddotica che non sconfina mai nel gossipparo. Film filo-blairiano, dite? Ma in fondo in quei sette giorni Blair vide realmente impennare la propria popolarità. Il gran ciambellano Frears si limita a menare le danze con gran classe, non rinunciando a qualche guizzo (se l’humour inglese esiste sul serio, esso sta tutto nella scena del cervo). Helen Mirren prenota il suo primo Oscar non interpretando la regina, ma diventandola; Michael Sheen è un Blair credibilissimo. Musiche del parigino Alexandre Desplat, il nome nuovo di Hollywood.

Voto: 7+

Trivia
(Helen Mirren ha vinto nel 2006 due Golden Globes: il primo da attrice cinematografica per la sua interpretazione di Elisabetta II in “The Queen”, il secondo da attrice tv per la sua interpretazione di Elisabetta I in “Elizabeth”. Per questo film ha ricevuto a Venezia cinque minuti di applausi)

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