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Il giovane Alex De Large trascorre le notti in compagnia dei suoi fidi Drughi dedicandosi alle sue tre grandi passioni: Beethoven, lo stupro e l’ultraviolenza.
Tratto dal romanzo di Anthony Burgess. Dei tredici lungometraggi di fiction diretti da Stanley Kubrick, è quello più ibrido ed indecifrabile, il meno riconducibile ad un genere ben preciso. Benché costellato di momenti di difficile sopportazione, se non proprio di disturbo e di ricerca dello shock, è in fin dei conti un alto trattato di fantapolitica sui guasti che possono produrre l’eccesso e il difetto di libero arbitrio, e sugli inganni delle melliflue dittature illuminate, sempre più sottili e affabulatrici. Visionario ed estremamente conturbante, ha il suo momento simbolo – e più celebrato, forse a torto – nell’arcinota sequenza dello stupro sulle note di “Singin’ in the rain”: una scena di violenza devastante raccontata coi toni divertiti di una commedia nera. E forse, a suo modo, ha anche la struttura di un musical, scandito specialmente nella prima parte dalle musiche magniloquenti di Beethoven e Rossini e dall’elettronica di Wendy Carlos. Con l’abituale sguardo analitico sui molti mondi del proprio cinema (qui, più che in un futuro imprecisato, siamo in un presente parallelo in cui c’è spazio anche per una locandina di “2001” davanti a un negozio di dischi), Kubrick si rifiuta di esprimere giudizi su Alex, prendendolo a modello come prodotto di una società bacata e inarrestabilmente alla deriva verso il grottesco. Tagliuzzato e ipercensurato, evitato come la peste bubbonica dalla tv, negli anni successivi alla sua uscita fu alla base di numerosi casi di emulazione e violenza urbana in Inghilterra e in America. Ma a Kubrick non gliene sarebbe potuto importare di meno.

Voto: 8
 
Trivia
(Dopo “2001” Kubrick pensò seriamente di girare un kolossal sulla vita di Napoleone, ma la difficoltà di sostenere un tale sforzo economico lo portò ad abbandonare il progetto)
(Durante la lavorazione del film, McDowell si graffiò la cornea (nelle riprese della scena della cura Ludovico), si ruppe due costole (quando il medico lo calpesta) e rischiò di soffocare girando la lunga inquadratura in cui due suoi ex-compagni gli tengono la testa sott’acqua)
(Per disorientare gli spettatori, Kubrick commise deliberatamente degli errori di continuità all’interno della scena a tavola, appena prima che lo scrittore si ricordi della vera identità di Alex. I piatti cambiano posizione senza motivo apparente, così come il livello del vino nei bicchieri si alza e si abbassa in continuazione)
(Per filmare in soggettiva la scena del suicidio, una cinepresa avvolta in un contenitore di plastica fu lanciata per sei volte dai piani alti di un edificio. Alla fine la lente si ruppe, ma la camera rimase praticamente intatta, tra la meraviglia dello stesso regista)
(La scena in cui McDowell canta “Singin’ in the rain” è improvvisata: Kubrick chiese all’attore di inscenare un balletto durante la scena dello stupro e McDowell cantò quella canzone, poichè era l’unica della quale conosceva a memoria l’intero testo. Kubrick fu così contento della scena che portò McDowell a casa sua e comprò in un attimo i diritti della canzone, per 10 mila dollari)
(E’ uno dei soli due film ad essere stati valutati con una X (il massimo livello) dalla censura americana e ad aver conquistato una nomination all’Oscar come miglior film. L’altro è “Un uomo da marciapiede”, che vinse l’Oscar nel 1969)
(Nel libro, il cognome di Alex non è mai rivelato. Il film risale a “De Large” perchè nel romanzo Alex si ribattezza “Alexander The Large” dopo uno stupro ai danni di due bambine di 10 anni, che nel film, per ovvi motivi, fu trasformato in una scena di sesso consensuale con due teen-ager)
(L’attrice originariamente scelta nel ruolo della moglie dello scrittore, che viene stuprata, rinunciò alla parte e dovette essere sostituita)
(I numeri sulle uniformi dei due Drughi che portano Alex nel bosco sono 665 e 667; questo significa implicitamente che Alex, che si trova tra i due, dovrebbe essere il numero 666)
(Nel romanzo il numero di matricola in carcere di Alex è 6655321. Nel film è 655321)
(Tra i dischi visibili nel negozio, oltre alla soundtrack di “2001”, ci sono anche album di Beatles, Pink Floyd, Crosby Stills Nash & Young, Tim Buckley e “In the summertime” di Mungo Jerry)
(Esistono solo tre esemplari al mondo della “Adams Probe 16”, l’auto guidata da Alex insieme ai suoi drughi)

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