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Sposato in seconde nozze con un’industriale della cioccolata, il pianista André Polonski riceve un giorno una visita a domicilio da parte di una ragazza che, per uno scambio di culle alla nascita, pensa di essere sua figlia.
Tratto dal romanzo “The Chocolate Cobweb” di Charlotte Armstrong. Il quarantanovesimo film di Claude Chabrol – uno dei registi più prolifici dell’era moderna – è a lungo un distinto dramma borghese empaticamente più affine alla Svizzera che alla Francia, che guarda da lontano a modelli di intimismo come “Segreti e bugie” di Leigh, prima di approdare a un finale di cupezza estrema e di difficile spiegazione. Muovendosi sui binari del cibo e del pianoforte – temi ricorrenti nel cinema francese e mitteleuropeo di inizio secolo – rianima la figura della dark lady grazie a una Isabelle Huppert magnificamente doppia e imperturbabile. Rimane tuttavia un film inconcluso (ma non inconcludente), col sospetto che le sue atmosfere “noir” siano più leccate e apparenti che sinceramente sentite. Johann Sebastian Bach, comunque, duecentocinquant’anni dopo, rimane ancora più efficace di molti compositori moderni.

Voto: 7-

Trivia
(Quando è stato girato il film la casa dei Polonski apparteneva a David Bowie, che stava tentando di venderla)

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