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Come Edward D. Wood Jr., “il peggior regista di tutti i tempi”, creò, scrisse, diresse e produsse i suoi tre capolavori: “Glen or Glenda” (in italiano “Due vite in una”), “La sposa del mostro” e “Plan 9 from Outer Space”.
Secondo film del premiato sodalizio Burton-Depp, una delle rarissime escursioni del regista dal genere prettamente fanta-horror per rendere omaggio alla trascinante cialtroneria di Ed Wood, l’incapace che voleva essere Orson Welles. La divertentissima e aneddotica sceneggiatura, ricca di momenti impagabili (la scena della piovra, il battesimo, e soprattutto il memorabile incontro al bar con il regista di “Quarto potere”, un Vincent D’Onofrio di impressionante somiglianza, che parla de “L’infernale Quinlan” come di “un thriller per la Universal che vuole Charlton Heston per il ruolo di un messicano”), non si riduce però a un semplice sollazzo per cinefili, ma comunica dell’altro: cioè che lo sciagurato Wood era, a suo modo, un effetto collaterale del “sogno americano” che non nega mai una chance a nessuno; lui è diventato, senza volerlo, un punto di riferimento per tutta quella gente che vuole fare un film senza avere le minime cognizioni. Johnny Depp è bravissimo, ma Martin Landau è straordinario (e vinse l’Oscar); per nobilitare tutta l’opera ed elevarla dal rango di film-raccolta di barzellette è sufficiente tutta la bellissima parte in ospedale, con l’affetto bambinesco di Wood per il mito della sua infanzia e le urla agghiaccianti di Bela Lugosi. A “Plan 9 from Outer Space” il dizionario Morandini assegna ben due stelle (una in più della “Passione di Cristo”, per intenderci), con la seguente motivazione: “Assai divertente, almeno per chi sa apprezzarne lo spudorato dilettantismo, le strampalate scenografie, i dialoghi tremendi, l’assurda logica narrativa”.

Voto: 7,5

Trivia
(Conrad Brooks, uno dei due poliziotti che recitano nel film “Plan 9 from Outer Space”, non è solo un personaggio del film ma è anche l’attore che interpreta il barista del locale in cui Wood incontra Welles)
(Il monologo d’apertura di Jeffrey Jones è tratto dall’identico monologo dell’attore Criswell in “Plan 9 from Outer Space”)
(Primo e unico film di Tim Burton in cui la colonna sonora non è di Danny Elfman, ma di Howard Shore)
(George Steele, che interpreta il gigantesco Tor, fu seguito per tre settimane da un insegnante di dizione per prendere l’accento svedese, e indossò durante le riprese pesanti scarpe zavorrate per simulare la camminata del vero Johnson)
(Si narra che questo film fu girato in bianco e nero perchè nessuno sapeva esattamente in che modo si sarebbe potuto rappresentare Bela Lugosi in un film a colori)
(Martin Landau è stato il primo attore a vincere un Oscar nel ruolo di un vero attore del passato)