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Los Angeles, fine anni ’40. Il brutale omicidio di Betty Short, aspirante divetta di Hollywood finita a girare porno, è il coperchio sotto il quale si cela un vaso di Pandora colmo di efferati delitti, loschi doppi giochi, poliziotti corrotti e ambigue femmes fatales. Dall’omonimo romanzo di James Ellroy.
Chi ha una certa dimestichezza con gli intricati (e spesso assai voluminosi) romanzi di Ellroy sa quant’è difficile trasportarli al cinema. Solo tre volte s’è provato a farlo: la prima (“Indagine ad alto rischio”, 1987) passò inosservata; la seconda (“L.A. Confidential”, 1998), benchè incensata dalla critica, fu disconosciuta dallo stesso Ellroy. Siamo alla terza, che ha avuto quantomeno il beneplacito del romanziere. Rispettati in pieno i canoni e i (dis)valori del noir ellroyano nonché di quello classico, dal poliziotto col cappellone alla vamp che fuma lasciva le sue sigarette. Non ci si poteva aspettare perciò che “Black Dahlia”, già complicato sulla carta (per quanto magnifico sia), si trasformasse d’incanto in un giallino qualsiasi; soprattutto se il regista è un maestro del barocco come Brian De Palma. Insomma, lo ripetiamo, è dura: per un’ora e mezza abbondante si intuisce qualcosa e si capisce zero, prima che il finale, addirittura brutale nel modo in cui offre la soluzione, sveli l’arcano. E’ negli ultimi trenta minuti (a tratti magistrali) che De Palma scopre le sue ottime carte con la grandiosità dei suoi momenti migliori, dimostrando di aver colto in pieno il senso più profondo del genere: la lenta e inesorabile discesa all’inferno di un uomo confuso, disilluso e ferito.
Per il resto, desta qualche perplessità il comportamento delle star di oggi al cospetto dei miti dei film anni ’50: inguardabile Hilary Swank (in un ruolo disegnato a colpi d’accetta), inadeguata Scarlett Johansson (che sarà anche gnocca, però ha poco più di vent’anni: non le si può far fare la vamp), alla fine chi se la cava meglio sono i soliti insospettabili, la coppia Hartnett-Eckhart, Mr. Ice e Mr. Fire. La sceneggiatura ha il fiato corto ma va giustificata, dovendo correre appresso a un plot molto tortuoso; non c’è tempo per una caratterizzazione più approfondita dei personaggi. Cosa c’è da salvare? La splendida parte tecnica (costumi, scenografie e fotografia) e qualche guizzo del nostro Brian, come l’ormai proverbiale sequenza sulle scale.

Voto: 6,5

Trivia
(Al romanzo di Ellroy si era interessato David Fincher, che sembrava intenzionato a farne una versione in bianco e nero di tre ore, prima di rinunciarvi)
(Tra le candidate al ruolo di Kay Lake, c’era anche Gwen Stefani)
(La voce fuori campo dei provini di Black Dahlia è dello stesso Brian De Palma)
(Eva Green ha rifiutato il ruolo di Madeleine Linscott, perchè non voleva farsi intrappolare nel cliché della “femme fatale”)
(Tra le foto tra le quali Bleichert fa una ricerca, ce n’è anche una, autentica, dell’autopsia di Betty Short)

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