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Barry Champlain, conduttore radiofonico di programmi notturni, antipatico, razzista, sgarbato, livoroso, seguitissimo, viene ucciso una notte a Dallas nel parcheggio della sua radio.
Tratto dal libro “The life and murder of Alan Berg”, basato sulla reale uccisione del conduttore Alan Berg da parte di neonazisti nel 1984, e dell’adattamento teatrale che ne è derivato, scritto e interpretato da Eric Bogosian (che oltre a essere l’attore protagonista, è anche co-sceneggiatore del film insieme al regista). Sta a Oliver Stone come “Fuori Orario” sta a Martin Scorsese: entrambi notturni, visionari e deliranti; entrambi sottovalutati, o comunque messi in secondo piano rispetto ad altre pellicole più celebrate. Invece, proprio come “Fuori Orario” occupa i primi posti della cinematografia scorsesiana, nell’itinerario di Stone questo film probabilmente è secondo solo a “JFK”. “Talk Radio” è ancora più radicale nel suo estremismo perchè è ambientato per tre quarti in una gabbia (lo studio radiofonico), e nonostante ciò è abilissimo – grazie anche allo straordinario Bogosian, doppiato magnificamente da Roberto Chevalier, la miglior “voce” italiana degli ultimi vent’anni – nel montare una tensione paranoica a tratti insostenibile, come nel celebre monologo del pre-finale. La regia è tutt’altro che immobile: attorno al microfono di Champlain ruotano in preda a una febbrile eccitazione personaggi, oggetti, persino scenografie. Una delle opere più riuscite del regista sui suoi temi preferiti: l’odio sociale, il fanatismo – di qualsiasi colore -, la stupidità dell’americano contemporaneo.

Voto: 8=

Trivia
(Il numero di Playboy che Stu sta leggendo a un certo punto conteneva un’intervista a Oliver Stone)

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