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Quattro ex-amici si ritrovano la notte di Natale per giocare una partita a poker insieme al pollo della situazione, un danaroso industriale con la passione del gioco.
Uno dei più brillanti drammi corali del cinema italiano (nonchè di Pupi Avati, mai più a questi livelli), lontano dai luoghi comuni e dal provincialismo proprio del regista: il film è ambientato in una villa bolognese ma poteva tranquillamente svolgersi a Venezia, a Roma, a Lampedusa. De profundis dell’amicizia cameratesca e dei ricordi di gioventù, dal quale si salva solo il semplice Haber. Quattro splendidi personaggi, tipi e non stereotipi, su cui svetta la surreale ambiguità di Carlo Delle Piane, baro dimesso e mellifluo che mangia solo patate. Ha anche il pregio di rappresentare in maniera finalmente fedele, senza forzature e facilonerie, la sottilissima lama su cui si muove il giocatore di poker professionista, quasi sempre sfinge e quasi mai istrione. Avati sdoganò dalla pestilenziale figura del terrunciello un grande Abatantuono, al primo film drammatico, nel ruolo più misurato e meno spaccone della sua carriera. Ha avuto un fiacco seguito ne “La rivincita di Natale” (2004).

Voto: 8-

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