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12 giurati devono esprimere il loro giudizio sulla colpevolezza di un ragazzo di 18 anni accusato di parricidio. All’inizio sono tutti concordi sulla colpevolezza, tranne uno.
Eccellente esordio alla regia di Sidney Lumet, regista televisivo. Arriva dalla tv, precisamente da un teledramma di Reginald Rose, anche l’idea del film. Mai nessuno aveva dato (e darà) tanto dinamismo ad un film girato interamente in una stanza di tribunale. Il rischio di film del genere è che ne scaturisca un prodotto troppo “teatrale”, ma qui avviene l’esatto contrario, grazie alla serratissima e vibrante regia di Lumet e ad un’ottima sceneggiatura. Bravissimi tutti gli attori, con una menzione particolare per Henry Fonda e Lee J. Cobb, il buono e il cattivo che, quanto a bravura, fanno match pari. Pietra miliare del cinema giudiziario ed oratorio, a “La parola ai giurati” si sono ispirati (consciamente o meno) decine di altri film tribunalizi.

Voto: 7,5

Trivia
(Gli unici due attori ad essere presenti sia nel film sia nella versione televisiva da cui poi il film fu tratto furono Joseph Sweeney e George Voskovec)
(Film senza presenze femminili; e c’è soltanto una donna nell’intero cast tecnico, Faith Elliott, nel ruolo di supervisore alla sceneggiatura)
(Gli unici due personaggi della giuria dei quali si conosce il nome sono il numero 8 (Mr. Davis, interpretato da Henry Fonda) e il numero 9 (Mr. McCardle, interpretato da Joseph Sweeney)
(L’unico dei 12 giurati dei quali non si conosce nè il nome nè la professione è il numero 5, interpretato da Jack Klugman. Klugman è anche l’unico dei 12 giurati ad essere ancora vivo)

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