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Vent’anni di storia della Cidade de Deus, degradata favela di Rio de Janeiro ostaggio prima dei criminali comuni, poi degli spacciatori, infine di una devastante faida tra gang rivali.
Il primo gangster-movie alla brasiliana, terzo film di Fernando Meirelles, è un prodotto da esportazione nel resto del mondo, perchè al vero carioca non c’è bisogno di spiegare cos’è e, soprattutto, cos’è stata la Cidade de Deus. Tratto da una storia vera, con inevitabili e obbligatori parti romanzate per rendere il tutto più digeribile al pubblico occidentale, è tuttavia un magnifico viaggio a mille all’ora per centoventi minuti nel Brasile “a 20 km dal paradiso” (come dice la locandina), quanto di più lontano possibile dall’agiografia delle cartoline. Meirelles ha mandato a memoria tutto Scorsese, dal gusto per i flashback e le digressioni allo stile di regia crudo e disincantato, passando per il montaggio (di Daniel Rezende) che non è sacrilego paragonare a quelli leggendari di Thelma Schoonmaker. Tra le tante sequenze memorabili, scegliamo l’intera scena della festa d’addio di Bené, con l’omicidio sotto le strobo sulle note di “Kung-fu Fighting”. E’ stato il film che ha dato a Meirelles il pass per Hollywood, dove ha debuttato nel 2005 con “The Constant Gardener”.

Voto: 7,5. 

Trivia
(Interamente recitato da attori non professionisti reclutati nelle favelas di Rio, due dei quali vivevano all’epoca proprio nella Cidade de Deus)
(Lo stesso Meirelles disse una volta che se avesse saputo quali rischi avrebbe realmente corso nel girare questo film, non l’avrebbe più fatto)
(La scena in cui il giovane Buscapé si mette a ridere quando suo padre dà uno schiaffo a suo fratello Marreco fu improvvisata; come fu improvvisato anche il rimprovero di Marreco a Buscapé di non ridere di lui)
(La band dei Caixa Baixa, che chiude il film dicendo di voler fare una lista nera delle persone da uccidere, è oggi diventato il Comando Vermelho, la più potente gang di Rio de Janeiro)

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