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La casa di una famiglia musulmana che vive nei Territori viene occupata da un gruppo di soldati israeliani, che concede loro soltanto il salotto.
Molto coraggiosa, la scelta di candidare “Private” all’Oscar per l’Italia. Certo, l’alternativa era “Manuale d’amore”; ma è un caso più unico che raro la candidatura di un’opera prima, com’è quella di Saverio Costanzo (poi la candidatura è stata ritirata perchè s’è scoperta una regola dell’Academy che vietava la partecipazione a film stranieri in cui si parlasse una lingua diversa da quella del Paese produttore del film; e fu candidato al suo posto l’orrido “La bestia nel cuore”). Risulta facile malignare: con quel cognome. Però non è soltanto il film di un “figlio di”, ma è anche, e soprattutto, qualcosa di diverso rispetto al mare magnum di produzioni nostrane tutte sulla famiglia, l’amore, i vizi e le virtù degli italiani. Discreto cinema mediorientale, che ovviamente non si sogna nemmeno di competere con i maestri del cinema islamico; ma va comunque premiata la buona volontà e la scelta di proporre qualcosa di altro dai soliti clichés con cui, negli ultimi anni, abbiamo cercato di conquistare i favori dell’Academy. Sceneggiatura minimale, buona direzione degli attori, fotografia ovviamente povera, sapiente gestione dell’attesa e della suspence. Chissà se il regista si farà: quando avrà a disposizione mezzi più consistenti, lo scopriremo. Intanto godiamoci l’ultimo tocco raffinato, “Perfect Sense” di Roger Waters sui titoli di coda.

Voto: 6,5