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In una scuola privata cattolica inglese, la ribellione di tre studenti prende contorni sempre più definiti, fino a sfociare nella strage.
Capostipite insieme a Karel Reisz del free cinema britannico, Lindsay Anderson firma nel fatidico 1968 il suo secondo film (dopo “This Sporting Life”) e sceglie temi cruciali nell’itinerario del suo movimento e, più in generale, della Storia: il conflitto, per molti versi insanabile, tra adulti e ragazzi, simbologia un po’ didascalica ma corretta dei grandi stravolgimenti generazionali in corso. Lo sfondo usato per illustrare meglio il concetto – il lussuoso college privato, fucina di pulsioni e rivolte – diventerà un classico per il cinema futuro. “Se…” (il titolo fu suggerito da una segretaria che aveva assistito a una discussione tra Anderson e lo sceneggiatore Sherwin, che non riuscivano a trovare un titolo adatto), per quanto subisca l’usura del tempo, è un gran bel film: sa far riflettere ed aspettare, non rinunciando ad un tocco di divertito surrealismo (il reverendo nel cassettone). Magistrale la sequenza delle frustate; sconvolgente, nel suo programmatico stridore, il preveggente finale. L’esordiente Malcolm McDowell si attira giustamente le attenzioni di Kubrick.

Voto: 7-

Trivia
(A causa di un problema tecnico di correzione del colore, non tutte le scene girate in bianco e nero poterono essere convertite in scene a colori. Lindsay Anderson sfruttò questo inconveniente inserendo di proposito nel film scene dai colori diversi, per aumentare l’effetto di straniamento nello spettatore)
(La produzione inviò al Cheltenham College, luogo delle riprese, una falsa sceneggiatura in cui era omesso il finale)

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