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Sabina Guzzanti, cacciata dalla RAI dopo la prima puntata di “Raiot”, ripercorre ciò che è successo in tv durante il governo Berlusconi.
Il nume tutelare è Michael Moore, con tutti i pro e i contro del caso. Alcuni passaggi sembrano quasi far pensare ad una trasposizione italiana di “Fahrenheit 9/11”; poi, però, “Viva Zapatero!” inizia a camminare con le proprie gambe, evitando accuratamente di cadere negli errori del film Palma d’Oro a Cannes: cioè la retorica, gli accorati appelli, gli insulti e gli sberleffi gratuiti – e sì che fra un po’ si vota. Fotografa, semplicemente, l’anomalia della tv italiana: è geniale a riguardo il confronto impietoso con comici, autori tv e giornalisti del resto d’Europa, impietosi linciatori dei vari Blair, Bush, Chirac, e della regina d’Olanda pure. Film tutt’altro che allineato con la sinistra, però: mai e poi mai i Rutelli, i D’Alema ecc. parlerebbero di “regime” come fa, con coraggio e cognizione di causa, la Guzzanti. E’ anzi il centro-sinistra a uscirne peggio (considerando anche che la grande maggioranza del pubblico è fatta da elettori ulivisti): i balbettii di Petruccioli, le mezze ammissioni di Morri, lo sconfortante intervento di Violante alla Camera sono un duro atto d’accusa contro una generazione politica incapace non solo di prevenire, ma anche di prevedere il quinquennio più buio della storia della Repubblica. Per quanto sia eccessivo parlare di capolavoro, è una delle perle più sorprendenti e brillanti del cinema italiano del ventunesimo secolo: vedete un po’ voi come siamo messi oggi.

Voto: 7

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