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La vera storia di Ramon Sampedro, tetraplegico dopo essersi rotto l’osso del collo tuffandosi da una scogliera, e della sua battaglia per ottenere l’eutanasia; Sampedro morì il 12 gennaio 1998 per avvelenamento da cianuro di potassio, aiutato dalla sua amica Ramona Maneiro (che nel film si chiama Rosa, perchè la famiglia di Sampedro non concesse l’autorizzazione a utilizzare i veri nomi dei suoi amici).
Oscar come miglior film straniero nel 2005 (nell’anno di “Million Dollar Baby”, film affine, che gli precluse probabilmente la strada delle categorie principali), e ritorno in Spagna del cileno Alejandro Amenàbar dopo l’ottima parentesi hollywoodiana di “The Others”. Al pari del capolavoro di Eastwood è un film splendido e commovente, capace di trattare un tema rischioso come l’eutanasia senza concedere nulla al lacrimevole e al melodramma (arte delicatissima, che solo Almodòvar sa maneggiare nel giusto modo). La sua sintesi sta nell’addio di Ramon: essenziale, per nulla pietoso, di esemplare asciuttezza. Amenàbar si mette in disparte per lasciare spazio alla storia, e far sì che essa generi da sola, naturalmente, le straordinarie emozioni che questo film contiene; evita tuttavia che il film si fossilizzi in una camera da letto inventandosi riuscite parentesi oniriche (come quella, bellissima, sul “Nessun Dorma”). Grandioso Javier Bardem, a maggior ragione per lo sforzo sovrumano che un attore come lui, estremamente fisico ed esuberante, ha dovuto compiere per mortificarsi in un letto; tra le attrici al suo contorno si fanno apprezzare Lola Duenas (due anni dopo in “Volver”) e soprattutto Belen Rueda.

Voto: 8-

Trivia
(A tre mesi dall’uscita del film, Amenàbar fece diffondere in tutta la Spagna una foto di scena di Javier Bardem, così che il pubblico si abituasse a vederlo in quelle condizioni e, durante la visione del film, si concentrasse sulla storia più che sul personaggio)