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Mathieu, ricco cinquantenne parigino, perde la testa per la cameriera diciottenne di un suo amico e la ricopre di regali e attenzioni per farla sua. Ma lei continua a negarsi.
Ultimo film di Luis Bunuel, al solito lussureggiante di simboli e significati nascosti per chi voglia provare ad avventurarsi in una lettura in chiave psicanalitica. Oltre alla vicenda in primo piano (tratta dal romanzo “La donna e il burattino”, già portato tre volte sullo schermo; ma questo è il primo film in cui il ruolo di protagonista spetta al “burattino”), si intrecciano come sempre caustici riferimenti alla Chiesa (qui addirittura sotto le vesti di un gruppo terroristico) e alla società. L’esplosione finale, involontaria ed emblematica conclusione dell’intera cinematografia del regista, è l’ennesimo attentato di Bunuel al grigiore e al conformismo di una borghesia che anche qui non manca di sbertucciare. Come per la cena del “Fascino discreto”, infatti, anche qui si è in costante attesa di qualcosa: che la ragazza (interpretata da due attrici, Carole Bouquet e Angela Molina) si conceda. Senza la minima concessione né alla pochade nè al mèlo più retrivo, ma sempre col suo solito stile, (psic)analitico e glaciale. Il titolo è un’elegante perifrasi per indicare una cosa anelata dalla stragrande maggioranza degli uomini.

Voto: 7

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