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In viaggio di lavoro a Parigi, a un medico americano viene rapita la moglie. Senza conoscere una parola di francese, si mette alla ricerca della consorte, aiutato da un’affascinante e misteriosa ragazza.
To be frantic = essere in uno stato di agitazione. Ovvero, quando Roman Polanski si prende una vacanza. Lasciatosi per un attimo alle spalle i suoi lavori psicologici, grotteschi e polisemantici, il regista decide di cimentarsi con il giallo-thriller e abbonda in citazioni hitchcockiane: da “Intrigo internazionale” a “Vertigo” passando per “L’uomo che sapeva troppo”, ma si potrebbe andare avanti a lungo. Pur meno personale di molte altre opere, “Frantic” non manca però di avere un certo “Polanski touch”, come nella scena al locale dove una sinuosa Emmanuelle Seigner ammalia Harrison Ford sulle note di Grace Jones, vero momento di straniamento in un film che comunque si attiene alla perfezione ai canoni del genere, interpretando alla lettera il titolo. Frenetico e senza respiro, con una sceneggiatura un po’ disinvolta con due o tre buchi di troppo. Polanski si diverte a spargere fiele sulla sua amata e odiata Parigi, della quale fanno innamorare le splendide albe e i magnifici tramonti catturati dalla fotografia di Witold Sobocinski. Comunque godibilissimo.

Voto: 7-

Trivia
(Harrison Ford pensava che “Frantic” non fosse un titolo del tutto adatto al film, che non aveva un ritmo così sostenuto, e suggerì a Polanski il titolo “Moderately Disturbed”. Polanski non apprezzò la battuta)

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