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La Sposa riprende la caccia a Bill: prima di incontrarlo, dovrà vedersela con suo fratello Budd e la monocola Elle Driver.
Nonostante fosse stato concepito come un unico film da 4 ore, il Volume 2 di “Kill Bill” è nettamente diverso dal primo, pur mantenendo ovviamente una sua coerenza all’interno dell’itinerario tarantiniano. Vi si ritrovano il gusto per le digressioni e i dialoghi surreali (l’aneddoto su Pai Mei; la discussione su Superman), un respiro più ampio e rilassato, con parentesi western (e conseguente abbondanza di citazioni, da “Sentieri selvaggi” e “C’era una volta il West” in giù), dove la frenesia postmoderna dei kung-fu movies è sostituita da un ironico ma maestoso excursus in Estremo Oriente, alla corte del maestro Pai Mei. Solita abbondanza di scene madri, la più strabiliante delle quali è sicuramente quella in cui la Sposa viene sepolta viva in una cassa di legno chiodata, sulle note de “L’Arena” di Morricone. Ma ciò che rende grandissimo “Kill Bill 2”, al livello del fantastico primo Volume, è la parte finale che riesce ad essere all’altezza delle enormi aspettative create dal resto del film. Per più di tre ore non si fa altro che immaginare quale sarà la resa dei conti, il combattimento finale che dovrà necessariamente possedere una forza visiva ed emotiva clamorose, pena una cattiva valutazione dell’intera opera; e Tarantino non tradisce, riservandosi di chiudere con la dolente camminata del classico dead man walking una dilogia che ha e avrà pochi eguali nella storia del cinema. C’è chi ciclicamente lo accusa di essere null’altro che un discreto contaminatore di generi inventati da altri, di aver riesumato e nobilitato un genere-pattumiera che la storia aveva già seppellito, di essere in definitiva un onesto e sopravvalutatissimo scopiazzatore senza grande talento. E’ tutta invidia.

Voto: 8

Trivia
(Il personaggio di Pai Mei apparve in numerosi film di kung fu dei fratelli Shaw negli anni ’70 e ’80)
(Per tutto il film, la Sposa non rivolge mai la parola a Budd)
(Il flauto che Bill suona mentre racconta alla Sposa la storia di Pai Mei è lo stesso flauto che David Carradine suonava in “Kung Fu”, 1972)
(Robert Rodriguez ha realizzato la colonna sonora del film per la simbolica cifra di un dollaro, lo stesso compenso ricevuto da Tarantino per girare una scena di “Sin City”, diretto da Rodriguez)

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